Uno studio condotto nel 2022 nel Regno Unito ha analizzato e documentato, attraverso gli impatti con i parabrezza delle auto, un calo di quasi il 60% nel numero di insetti alati dal 2004. In Germania, l’abbondanza degli insetti è per esempio diminuita del 78% tra il 2008 e il 2017 mentre a livello globale il Living Planet Index, calcolato specificamente per le farfalle, ha evidenziato un calo medio del 49% nelle relative popolazioni a cavallo tra il 1990 e il 2017.
Senza impollinatori non c’è vita, senza api all’uomo non resterebbero che pochi anni di vita. Quattro, per la precisione, secondo quanto profetizzato dal grande matematico Albert Einstein a cui si attribuisce una specifica frase sul tema. Per la Fao, la Giornata mondiale delle api, mette in evidenza la possibilità di promuovere delle azioni concrete “per proteggere gli impollinatori e i loro habitat“, purchè si adottino pratiche agricole sostenibili, si riduca al massimo l’uso di pesticidi e si creino gli habitat adatti agli impollinatori. Solo in questo modo si può contribuire a garantire che gli stessi continuino “a svolgere un ruolo fondamentale negli ecosistemi e nei nostri sistemi alimentari”, di cui sono parte fondante quanto essenziale.
Quindi per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura l’obiettivo principale è quello di perseguire “buone pratiche agricole” che supportino e tutelino questi piccoli insetti che sono degli “agenti biologici fondamentali nella protezione della biodiversità” e nella produzione degli alimenti.
Secondo la Fao, ad esempio, il 90% circa delle specie di piante da fiore selvatiche del mondo dipendono direttamente dai loro impollinatori, unitamente al 75% delle colture alimentarti mondiali e al 35% dei terreni agricoli globali. Percentuali, queste, che rendono quanto mai realistica e veritiera la frase di Einstein.
Ma chi sono gli impollinatori? Tra loro troviamo le vespe, le farfalle, le falene e i coleotteri ma sono oltre 20 mila le specie che garantiscono questo servizio essenziale per il ciclo biologico della natura, umana e non solo, attraverso la funzione dell’impollinazione. Da cui, per altro, dipende quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore e l’80% delle piante che producono cibo e prodotti per il consumo umano, pari al 35% della produzione agricola mondiale, secondo i dati più recenti che risalgono a un anno fa. Sta di fatto che il valore economico di questa pratica o servizio è stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro nella sola Europa.
Le cause principali di questa riduzione sono ascrivibili a “distruzione, degradazione e frammentazione degli habitat, inquinamento soprattutto da pesticidi, cambiamenti climatici e diffusione di specie aliene invasive, parassiti e patogeni”, secondo quanto riferito dall’Ipbes, l’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, la piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici istituita per migliorare l’interfaccia tra scienza e politica sulle questioni della biodiversità e dei servizi ecosistemici.
Nella sola Lombardia, secondo Greenpeace che da diverse settimane sta conducendo una serrata campagna pubblicitaria televisiva di sensibilizzazione sull’importanza delle api nell’equilibrio dell’ecosistema, appena un anno fa erano già circa 650 gli alveari dove c’era una spiccata evidenza degli spopolamenti, per un totale di oltre 12 milioni di api che si sono di fatto dissolte nel nulla. La più conosciuta tra loro è l’ape mellifera. Secondo i dati diffusi l’anno scorso in occasione della Giornata mondiale delle api 2022, in tutta l’Unione Europea ci sarebbero almeno 600.000 apicoltori, che gestiscono 17 milioni di alveari e producono circa 250.000 tonnellate di miele l’anno mentre in Italia gli apicoltori censiti al 2020 erano 65.000, in costante crescita numerica. In crescita è anche il numero degli alveari, 950.000 unità nel 2020, con una produzione di miele stimata in circa 25.000 tonnellate.
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