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JOZEF CZAPSKI, ”LA TERRA INUMANA” (ADELPHI, pp. 460 – 28,00 euro – Traduzione di Andrea Ciccarelli e Tullia Villanova). Ci sono gli echi del viaggio a ”L’isola di Sachalin” di Cechov come dei romanzi di Vasilij Grossman in questo libro storico, di indagine e viaggio di Jozef Czapski, la cui sostanza documentaria prende vita e forza grazie alle sue qualità di scrittura e di sentire, alla capacità di infondere umanità e moralità alle sue pagine, alle sue drammatiche esperienze in quella ”terra inumana” che è la Russia stalinista, tra guerra e dopoguerra. Così ci metterà 5 anni, dal 1942 al 1947, a riprendere i suoi appunti e scrivere queste memorie, colpito da ”un tale annientamento degli esseri umani”.
Non a caso Czapski è un intellettuale colto e raffinato, letterato laureato a San Pietroburgo e pittore e studioso di Proust, tanto che in prigionia tenne conferenze e illustrò l’opera ai suoi compagni, tutto a memoria (il racconto ”Proust a Grjazovec” è stato anch’esso edito da Adephi). Passò infatti ”ventire mesi dietro il filo spinato” in tre diversi campi di prigionia in Russia, prima che l’attacco tedesco lo riportasse in libertà come tutti i polacchi arrestati a cominciare dal 1939, per costituire un armata polacca che combattesse accanto ai sovietici, al comando del generale Wladyslaw Anders.
All’ufficiale Czapski, nato a Praga nel 1896 da madre aristocratica e padre funzionario zarista, viene allora affidato un incarico particolare, quello di rintracciare quelle migliaia di ufficiali suoi connazionali deportati in quegli anni in vari campi e prigioni dell’Urss o ridotti in schiavitù nelle fabbriche. E’ l’esperienza che viene narrata in questo esemplare testo di rara forza e capace di far emergere e rendere vive le storie singole nel tragico racconto corale.
La sua è una ricerca che dura due anni e che diventa un viaggio tragico e umano nella Russia stalinista, registrando confessioni e testimonianze agghiaccianti. Un viaggio con pochi risultati, ma ricco di incontri, politici e militari, dal generale Nasedkin ”padrone della vita e la morte di qualcosa come venti milioni di persone”, essendo capo dei gulag siberiani, ai vertici della Nkvd, la Polizia politica e anche con scrittori come Ilya Erenburg e, più avanti, oramai diventato capo dell’Ufficio propaganda dell’esercito, Anna Achmatova. E del resto il racconto spesso rimanda e cita testi letterari, principalmente dell’amato Dostoevskij, perché la lettura di questo diario è coinvolgente proprio per la qualità della scrittura, per le capacità narrative di Czapski e il suo punto di vista, colto, letterario, a mediare la necessità documentaria.
A essere introvabili sono diverse migliaia di polacchi e solo nel 1943 si scoprirà dove sono finiti, con la scoperta mostruosa delle fosse di Katyn, dove erano stati tutti trucidati. E, in appendice, le ultime 15 pagine sono un articolo di Czapski del 1948 proprio per spiegare quell’orrore, di circa cinquemila persone, prigionieri polacchi, tutte uccise con un colpo alla nuca dai russi, che però gettano le responsabilità sui tedeschi, arrivando a rompere i rapporti col governo polacco che li accusa, infine illustra le prove che si trattasse di tutti i prigionieri del campo di Kozel’sk, per aggiungere che ”è allora inevitabile chiedersi che fine avessero fatto i prigionieri dei campi di Starobel’sk e di Ostaskov: nessuno di loro è stato ritrovato a Katyn e ha poi mai dato segno di vita”.
Nel peregrinare, il libro finisce con l’arrivo in Turkestan e poi Iran sempre nell’ impegno di Anders di ricostruire l’esercito polacco. ”Allora non pensavo a ciò che poteva aspettarci dopo la sconfitta della Germania”, confessa Czapski, supponendo che dopo tutto sarebbe cambiato, e ricordando quindi ”la sopravvalutazione delle energie morali della ‘grande democrazia”’. Ma non poteva non esserci speranza in chi elenca ”Il milione e mezzo di polacchi deportati da Stalin; i cadaveri dei bambini, alle stazioni di Leopoli e Tarnopol, gettati fuori dai finestrini dei carri bestiame pieni di deportati nell’inverno 1940; le intere province spopolate da distruzione e fame; le centinaia di migliaia di donne scaraventate nella nuda steppa”, chiedendosi quindi desolato, ricordandoci il nostro Primo Levi, ”Che cosa significa un uomo?”. (ANSA).

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Maurizio Barra

Sono nato a Torino, il 19 Febbraio 1968. Ho alle spalle un'educazione direi Umanistica di base, avendo frequentato il Liceo Classico Valsalice e Lingue e Lettere Moderne all'Università. Grande passione per tutto ciò che è una tastiera, dal pianoforte o simili, ai PC, di cui peraltro amo anche il touch. Inoltre, un'altra mia grande passione, è lo sport e mi ha molto coinvolto, siccome ho lavorato molto su di me negli anni, passando attraverso varie fasi, nelle quali sono ingrassato moltissimo e poi sono diventato assai magro, dunque, siccome più volte ho dovuto intervenire su di me, ho voluto approfondire questo discorso ed ho conseguito il Master CFT come Personal Fitness Trainer presso Issa Italia. La voglia e l'interesse ad approfondire tante tematiche e la curiosità olistica, alle volte giocano brutti scherzi, perchè si rischia di iniziare tutto e concretamente di non riuscire a concludere nulla. Bisogna in teoria scegliere cosa fare da grande, il fatto è che io sono già ben cresciuto ed ora mi sento assai coinvolto dall'ambito tecnologico e dunque spero, soprattutto, di essere un intermediario tra i vedenti, diciamo, o comunque tra tutti e proprio chi è non vedente come me, sia per mostrare quante cose si possono fare in autonomia, sia per avvicinare (e qui mi appello a sviluppatori, amanti di softwares etc...) la facilità e l'accesso all'uso completo della tecnologia anche da parte degli stessi non vedenti, che comunque si devono spesso scontrare con grafici, pagine poco accessibili e continui escamotage, per fare cose che, con il famoso click, in teoria si risolvono subito e questo poi non è sempre vero; in sostanza lo scopo o l'idea sono quelli di avvicinare i vedenti, sviluppatori di apps e siti, a renderle più accessibili, metendo dunque a disposizione la mia conoscenza delle Tecnologie Assistive (Assistive Tecnologies) di cui mi ritengo un buon conoscitore. Non parliamo poi delle Apps Mobili ed anche di quel mondo, davvero meraviglioso ed il cui approccio per me è stato direi facile, ma mi rendo conto che non è così per tutti. Quindi, spero, nel tempo, di mettere a disposizione la mia modestissima ed umile e piccola esperienza, mantenendo vivo ogni nuovo possibile fronte di apprendimento e confronto e conoscenza, tutti utili e sempre necessari, non si smette mai di imparare e neanche di confrontarsi. Dunque, spero di avervi con me, sempre più numerosi, lungo questo nuovo cammino! Inoltre, siccome la tecnologia non è soltanto procedure, tutorials su come usare un sistema operativo o su come riparare PC, ma offre anche molti strumenti di consultazione, visione, ascolto, cercherò di condividere con voi le mie impressioni e quindi files, contenuti multimediali o altro, non avranno soltanto attinenza tecnologica, ma qualcosa a che fare con la rete l'avranno. Anzi, sono benvenuticommenti, suggerimenti e proposte. Con il trascorrere del tempo, il sito ha preso la direzione informativa. Pur essendo da solo a gestire tutta questa mole di notizie, prometto di dare sempre il massimo per fornire tutte le notizie il più possibile aggiornate in tempo reale, relative a tantissime categorie: Mondo, Cronaca, Economia, Politica, Tecnologia, Scienza, Medicina, Spettacoli, Cinema, Musica, Cultura, Calcio e sport, Regione Piemonte, tutto, ma proprio tutto, sulla Juventus e molto, molto altro. Grazie a tutti!

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