Prigozhin rivendica il pieno controllo di Bakhmut
I mezzi impiegati da Mosca sono stati imponenti e metro dopo metro sono riusciti ad avanzare e hanno sistematicamente ridotto l’area di Bakhmut sotto il controllo di Kiev; così facendo hanno reso sempre più facile concentrare i bombardamenti su una piccola zona e infine hanno preso la città, o quel poco che ne resta. L’esercito russo aveva lanciato un’operazione per prendere Bakhmut già la scorsa estate. Prigozhin ha ripetutamente affermato che i suoi mercenari si sono uniti all’assalto l’8 ottobre dopo un incontro con il generale Sergei Surovikin, che allora comandava il gruppo russo in Ucraina.
Prigozhin si è spesso lamentato che il Ministero della Difesa non forniva a Wagner la quantità richiesta di munizioni e all’inizio di maggio, il proprietario del PMC ha minacciato di ritirare le sue unità da Bakhmut, ma alla fine non l’ha fatto. Lo farà, forse, fra qualche giorno. Lo stesso Prigozhin ha parlato del 25 maggio come giorno in cui ritirerà quel che resta della parte migliore delle sue truppe per riposizionarle negli altri teatri di guerra dov’è presente il gruppo Wagner: in Siria o in Sudan.
Bakhmut vista dal satellite il 15 maggio 2023
Per il gruppo di mercenari le perdite sono state immense, ma è difficile calcolare quanto esattamente. All’inizio di maggio, il presidente del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Kirby, aveva affermato che negli ultimi cinque mesi l’esercito russo avrebbe perso circa 100.000 persone in Ucraina, di cui oltre 20.000 uccise. Secondo lui, la metà degli uccisi erano mercenari Wagner morti vicino a Bakhmut. Quante di queste perdite siano da annoverare tra i professionisti della guerra e quante tra i coscritti usati come carne da cannone è ancora ignoto.
Soldati ucraini fuggono lanciandosi dalle finestre irruzione dei militari Wagner a Bakhmut, video della sparatoria
Al momento la parte ucraina nega la cattura di Bakhmut. Il vice ministro della Difesa Anna Malyar ha addirittura scritto che a Bakhmut continuano i pesanti combattimenti e ha definito la situazione critica, ma nei canali Telegram legati alle forze armate ucraine da tempo si riconosce che la situazione era diventata insostenibile e che il ritiro sarebbe stato questione di giorni. Avendo resistito nove mesi l’esercito ucraino ha però raggiunto alcuni obiettivi fondamentali: ha costretto Mosca a concentrare molte truppe e molti mezzi in un unico punto, ne ha distrutte una buona parte e soprattutto ha guadagnato tempo.
Ancora Bakhmut la terra e gli alberi sembrano prendere il posto del cemento delle strade distrutte
“In effetti Bakhmut è diventato il centro di attrazione per l’attenzione e le forze dell’intero gruppo russo, che in pochi mesi non ha ottenuto nulla altrove sul fronte”, afferma l’analista russo (ma critico col Cremlino) Yan Matveev. “Nelle prossime settimane il fronte nell’area di Bakhmut cambierà: entrambe le parti cercheranno di prendere posizioni migliori. L’esercito russo vorrà prendere piede e stabilizzare la situazione, l’esercito ucraino vorrà destabilizzare, creare varchi e liberare parte del territorio”, dice Matveev, “Tuttavia, se le forze ucraine non avranno successo entro tre o quattro settimane, i russi costruiranno una linea di difesa più affidabile”. “La finestra di opportunità per una controffensiva è ancora aperta, ma non sarà sempre così”, conclude l’analista.
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