Dall’inizio degli scontri a metà aprile circa 1,3 milioni di persone sono state sfollate all’interno e all’esterno del Paese. In centinaia hanno perso la vita e più di 5.000 sono rimaste ferite. “Sul terreno, i recenti combattimenti nel Darfur Occidentale sono stati caratterizzati da pesanti colpi di artiglieria e da sparatorie indiscriminate nelle aree residenziali, oltre che dall’attacco alle strutture sanitarie – continua il comunicato – Nella capitale, Geneina, sono stati incendiati 86 siti destinati a fornire sicurezza, riparo e servizi agli sfollati”.
E intanto l’esercito e le forze paramilitari sudanesi si accusano reciprocamente per la violazione della tregua, negoziata da Stati Uniti e Arabia
Saudita. La violazione è avvenuta a pochi minuti dalla sua entrata in vigore lunedì sera, con gli abitanti della capitale Khartoum che hanno riferito di raid aerei e fuoco di artiglieria.
Si tratta dell’ennesima tregua violata e decisa per permettere assistenza umanitaria ai civili intrappolati nella guerra civile scoppiata lo scorso 15 aprile tra l’esercito e le forze di supporto rapido (Rsf). L’esercito “oggi ha lanciato una serie di ingiustificati attacchi”, hanno dichiarato i paramilitari ieri sera, aggiungendo di averli respinti e di aver abbattuto un aereo da combattimento delle forze armate, ma ribadendo il rispetto della tregua umanitaria con la richiesta “agli aggressori” di fare altrettanto.
Le forze armate hanno risposto stamattina, affermando di aver “constatato un attacco di veicoli blindati da parte delle milizie di Rsf in una palese violazione della tregua”. Per gli Usa e l’Arabia Saudita i rapporti “indicano che entrambe le parti hanno violato l’accordo”, ma precisando che “i combattimenti a Khartoum sembrano essere meno intensi”. L’inviata dell’Onu per il Corno d’Africa, Hanna Tetteh, ha espresso preoccupazione sul prosieguo dei combattimenti nonostante la tregua: “Questo è inaccettabile e deve finire”, ha detto.