Un giovane, di 25 anni, è morto nel pomeriggio all’ospedale Niguarda di Milano, per le ferite riportate in un infortunio avvenuto in un’azienda tessile a Trezzano sul Naviglio. L’operaio era al suo primo giorno di lavoro ed è rimasto schiacciato sotto un pesante macchinario. Abdul Ruman, era originario del Bangladesh. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo: ha disposto l’autopsia, il sequestro del macchinario, e indagini per appurare se il giovane avesse un regolare contratto.
A Bagolino, in provincia di Brescia, è rimasto ucciso un uomo di 33 anni. Secondo le prime ricostruzioni a travolgerlo non è stata la pianta che stava direttamente tagliando, mentre potava alcuni alberi in strada. Era residente nel paese della Valsabbia, e lavorava per un’azienda locale. Sposato da poco, Daniele Salvini era padre di un bambino di otto mesi.
Una vittima anche in Sardegna: all’Ecocentro di Portoscuso, nel Sulcis, un uomo è caduto in un compattatore di rifiuti ed è deceduto all’istante. I medici del 118 sono intervenuti con un’ambulanza e l’Elisoccorso, ma non hanno potuto salvargli la vita.
Quarta vittima a Rende, in provincia di Cosenza dove un uomo di 62 anni impegnato in alcuni lavori di tinteggiatura in un’azienda nella zona industriale si trovava su un ponteggio quando è precipitato nel vuoto da un’altezza di tre metri. È morto all’ospedale di Cosenza poco dopo il ricovero.
Infine – quinto lavoratore – ha perso la vita un operaio di 60 anni, nel pomeriggio, dopo essere caduto da un’impalcatura all’interno di un cantiere edile a Macherio (Monza). Italiano e con lunga esperienza, residente a Cantù, ha perso l’equilibrio ed è caduto da un’altezza di circa due metri battendo a terra la nuca. È deceduto durante il tragitto verso l’ospedale di Desio (Monza).
Sono stati 1.500 i morti in incidenti sul lavoro lo scorso anno, secondo dati prudenziali dei sindacati, e sono già centinaia quelli nei primi mesi del 2023, e anche oggi si registra un nuovo pesantissimo bilancio: cinque lavoratori sono deceduti, tre in Lombardia, di cui uno al primo giorno in un’azienda, un quarto in Sardegna e il quinto in Calabria. Sconcerto e rabbia da parte dei sindacati: la Cub punta l’indice contro la precarietà e chiede controlli “veri” e l’istituzione del reato di “omicidio sul lavoro”, la Cgil pretende “interventi immediati e non solo parole: è una guerra continua“.
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