“La giustizia è una necessità per la vita degli esseri umani sulla Terra: prove schiaccianti mostrano che un approccio giusto ed equo è essenziale per la stabilità planetaria”, commenta Joyeeta Gupta di Università di Amsterdam e Istituto per l’educazione sull’acqua di Delft, uno degli autori dello studio guidato da Johan Rockström, dell’Istituto tedesco di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico. “È quindi necessaria la definizione di obiettivi giusti – dice Gupta – per prevenire danni significativi e garantire l’accesso alle risorse”.
I ricercatori hanno stimato i limiti più sicuri per clima, biodiversità, utilizzo dell’acqua e diversi tipi di inquinamento: la maggior parte di questi risultano già violati, in modo particolare in Medio Oriente, Asia Sud-occidentale ed Europa orientale. Ad esempio, è stato superato il limite climatico valutato come più sicuro, fissato a 1 grado al di sopra dei livelli di temperatura preindustriale, dal momento che siamo già a 1,2 gradi oltre quella soglia. Superato anche il confine di almeno il 50-60% di aree naturali intatte a livello globale e del 20-25% ogni chilometro quadrato a livello locale: gli ecosistemi naturali intatti sono già scesi sotto il 45-50% e, a livello locale, oltre due terzi del suolo non rispetta la soglia considerata giusta e sicura. Ancora, l’alterazione del flusso dell’acqua dovuto alle attività umane ha raggiunto il 34%, laddove il limite viene fissato al 20%, mentre il prelievo di acqua dalle falde acquifere è arrivato a livelli pericolosi per il 47% delle risorse d’acqua globali. E lo stesso discorso si può fare per il livello di fertilizzanti riversati nei corsi d’acqua e nei bacini, infranti per diverse sostanze.
“I risultati della nostra analisi sono piuttosto preoccupanti: all’interno dei fattori analizzati, diversi confini, su scala globale e locale, sono già stati superati”, afferma Rockström. “Ciò significa che, a meno che non si verifichi una trasformazione tempestiva, è molto probabile che i punti critici irreversibili e gli impatti diffusi sul benessere umano saranno inevitabili. Evitare questo scenario – prosegue il ricercatore – è fondamentale se vogliamo garantire un futuro sicuro e giusto per le generazioni attuali e future”.