(ANSA) – ROMA, 03 GIU – Si è aperto nel segno della poesia il
piccolo, grande festival che si tiene dal 1999 a Castrovillari,
sulle pendici del Pollino in provincia di Cosenza e che termina
domani la sua ricca programmazione, tra incontri, serate
musicali e tre, quattro spettacoli al giorno, scelti dai
promotori, Dario De Luca, Saverio La Ruina e Settimio Pisano.
Una poesia che è quella alta di Patrizia Valduga di cui è stato
riproposto il suo ”Donna di dolori” personale intensità da
Daniela Piperno che ha dato verità a questa figura che si lascia
andare alla propria appassionata invettiva sull’esistenza e il
trapasso.
Ma nel segno della poesia vivono anche altri spettacoli e qui
segnaliamo in particolare ”I Greci, gente seria! Come i
danzatori” di e con Roberto Scappin e Paola Vannoni e ”La
sindrome delle formiche” di Daniele Aureli (che firma la regia
con Massimiliano Burini) e con Ciro Masella e Giulia Zeetti. Una
poesia che è nella levità, l’allusività, le incertezze
esistenziali, i timori e le speranze, più che i desideri, del
testo e di una danza di coppia che nel primo vede proprio
accennare qualche passo, come un tentativo di leggerezza e
lasciarsi andare, mentre nel secondo è nel rapporto e i
movimenti dei due all’interno di una stanza.
Sono due coppie simili e molto diverse, simili nell’impaccio
esistenziale e nell’essere fuori del tempo e dello spazio,
specie la prima, che gioca con le loro imperfezioni, col ”non
raccapezzarsi” e con quella che dichiarano ”la fatica di
mostrare i pensieri”. Cosa che però riescono a fare usando il
corpo con leggerezza e eleganza, e così le parole, le battute
che hanno in trasparenza una loro senso potremmo dire
filosofico e metateatrale in quell’insistere nell’aver
”trascurato il rapporto del corpo con la mente” con ironica
impassibilità che diventa malinconica comicità, visto che ”Il
corpo serve per ottenere quel che verbalmente non si
otterrebbe” e come ogni artista dicono: ”ambisco alla
cattedrale e continuo a spaccare le pietre”. I due saranno tra
l’altro al Festival di Castiglioncello il 5 luglio.
Poesia c’è, anche se meno testualmente esplicita, nella
coppia de ”La sindrome delle formiche” , in quel loro non
sapere se hanno deciso ”di non lasciarsi o di stare insieme”
in bilico tra una decisione definitiva che non prenderanno mai e
il bisogno uno dell’altra nei loro riti domestici e protettivi.
Si muovono, si lasciano e cercano, si accucciano e protendono
restando chiusi tra le quattro mura di casa con la paura e il
continuo rimandare un’ipotetica uscita per festeggiare un
compleanno e il timore degli altri, specie i vicini, ché il
signore per strada che passa serve con le sue uscite quotidiane
a verificare che il mondo corra sempre eguale. C’è in loro
un’ombra di beckettiana con quell’ ”andiamo, andiamo pure” e
il vero tema è allora il tempo, che passa ma non cambia nulla,
col loro essere pronti, ma sempre quasi, col loro guardarlo
passare senza saperlo ammazzare, con la paura che prende allo
stomaco di paroline come ”mai” e ”sempre”. Tutto trovando
scuse, dai cinesi che sono oramai dappertutto all’invasione
delle formiche, fantasmatici esserini metaforici che si agitano
pur sapendo di dover morire. E Masella e Zeetti riescono a dare
la giusta, difficile misura a questa loro danza di chi sa che si
sta tutti assieme ma si è sempre drammaticamente, comicamente
soli. Lo spettaclosarà aSpoleto Off il primo e due luglio.
(ANSA).