Da parte sua, la commissaria agli Affari Interni Ylva Johansson ha sottolineato che “sono passati quasi tre anni dalla presentazione della mia proposta, è stata una maratona, ora abbiamo 100 metri ancora da percorrere, siamo vicini a trovare un accordo: mi aspetto che gli Stati membri riescono a completare questi pochi metri”. “È importante sottolineare che l’accordo non è una partita tra perdenti e vincenti, un gioco a somma zero: quando agiamo insieme siamo molto forti, se invece non siamo uniti siamo tutti perdenti perché nessuno può gestire la migrazione da
solo”.
“Siamo qui per trovare un compromesso per poter rispondere alle nostre opinioni pubbliche sui problemi della migrazione, che sono importanti: la Francia ha la sua posizione ma bisogna tenere il punto di vista degli altri Paesi, serve ancora un pochino di lavoro. L’accordo può mostrare ai cittadini europei in vista delle elezioni europee che quando l’Ue è unita ottiene dei risultati”, ha commentato Gérald Darmanin, ministro dell’Interno della Francia.
“Siamo molto vicini all’accordo, ora non ci sono più ragioni valide per fare passi indietro”, ha Maria Malmer Stenergard, ministro della
Migrazione della Svezia, arrivando anche lei al Consiglio Affari Interni in Lussemburgo. “Capisco che ci siano discussioni nazionali molto dure, ma è un pacchetto equilibrato e la cosa giusta da fare è approvarlo”, ha sottolineato.
Per poter raggiungere un accordo sulla migrazione oggi al Consiglio Affari Interni sarà chiave per alcuni Paesi, come l’Italia, portare a casa il principio di “connessione”. Ovvero la possibilità di trasferire i migranti ai quali è stata rifiutata la protezione internazionale in un Paese diverso dal proprio Paese d’origine, purché sia giudicato abbastanza sicuro e esista una “connessione” sufficiente per poter procedere con il trasferimento (ad esempio una permanenza di un certo periodo di tempo prima di essere arrivati in Europa). Lo fa sapere una fonte diplomatica coinvolta nei
negoziati dell’ultimo minuto.