Il tycoon ha subito risposto con un video, in cui dice “sono una persona innocente”, parla di “giorno buio per l’America” e rinfaccia alla “corrotta amministrazione Biden” di usare il potere dello Stato per perseguitare un avversario politico. Infatti non è solo un ex capo della Casa Bianca, ma è anche il candidato al momento favorito per la nomination del Partito repubblicano per le presidenziali del prossimo anno. Questo crea una situazione senza precedenti, in cui il dipartimento alla Giustizia dovrà gestire attraverso il procuratore speciale Smith il processo del potenziale avversario del presidente alle elezioni del 2024.
Gli alleati di Trump in Congresso, come il presidente della Commissione Giustizia della Camera Jim Jordan, hanno subito preso le sue difese. E lo speaker della Camera, Kevin McCarthy, ha bollato come “grave ingiustizia” l’incriminazione aggiungendo che “è inconcepibile per un presidente incriminare un candidato che lo sfida”.
Il caso era esploso perché Trump, quando nel gennaio del 2021 stava terminando il suo mandato, aveva preso diversi scatoloni di documenti segreti e li aveva portati a Mar-a-Lago. Queste carte secondo il Presidential Record Act appartengono allo Stato, e andavano consegnate ai National Archives. Tra le carte trafugati c’erano le lettere che si era scambiato con il dittatore nord coreano Kim Jong Un, e vari rapporti personali su altri leader internazionali. Gli scopi per cui aveva portato via questi documenti finora non sono stati chiariti.
Davanti a questi fatti, il segretario alla Giustizia Merrick Garland ha deciso di nominare un procuratore speciale per gestire l’inchiesta, proprio per evitare che l’amministrazione in carica indagasse direttamente sul leader di quella precedente. Per questo compito aveva scelto Jack Smith, un magistrato di carriera indipendente, che negli ultimi anni aveva servito all’International Criminal Court dell’Aja. Dopo un’indagine durata quasi un anno, il procuratore ha deciso di incriminare Trump, che così diventa il primo ex presidente a finire sotto processo per aver commesso reati federali, ossia relativi all’istituzione che aveva guidato.
Il problema per l’ex capo della Casa Bianca è che i reati contestati sono molto seri, e includono l’ostruzione della giustizia, che aveva costretto Richard Nixon alle dimissioni. In più Smith non è un funzionario politico. È un magistrato di carriera con la reputazione di essere molto serio, è registrato politicamente come indipendente, e non è mai stato candidato a elezioni di alcun genere. Non sarà facile, quindi, screditare la sua inchiesta come una caccia alle streghe motivata dall’odio politico.
La Costituzione americana non vieta a una persona imputata o condannata per un reato di candidarsi alla presidenza, e Trump spera che questa incriminazione, come quella di New York, lo aiuti in realtà a rafforzare il proprio gradimento tra i suoi sostenitori. Condurre una campagna elettorale in queste condizioni però è complicato, e a marzo già dovrà andare a processo per il caso di Manhattan. Quando poi le imputazioni contestate da Smith saranno chiarite, la loro gravità potrebbe smentire le accuse lanciate dall’ex presidente, tagliando le gambe alla sua difesa sul piano giuridico, e alienandogli i voti degli elettori indipendenti e moderati su quello politico.
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