“E’ un lavoro di grande livello metodologico, basato su una gran mole di dati e test su animali ma non può dare alcune risposte definitiva sull’efficacia della taurina”, ha detto all’ANSA Fabrizio d’Adda di Fagagna, dell’Istituto di genetica molecolare (Cnr-Igm) e dell’Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom). “Un conto sono i test in laboratorio – ha aggiunto – e un conto la realtà: ogni umano è diverso dall’altro, inoltre alimentazione abitudini possono avere effetti molto importanti nell’annullare eventuali effetti“.
Lo studio pubblicato su Science conclude un lungo lavoro di ricerca e test su animali per tentare di comprendere gli effetti della taurina – una molecola piuttosto comune sia nel nostro corpo che negli alimenti – in varie patologie connesse all’invecchiamento, come l’osteoporosi, o la riduzione delle difese immunitarie e del sistema nervoso.
Integrando l’assunzione della taurina, la cui produzione corporea tende a ridursi notevolmente con l’età, i ricercatori hanno verificato un aumento dell’età media dei topi di circa il 16% e una generale migliore salute. Risultati analoghi si sono avuti su alcune scimmie antropomorfe Rhesus.
“Purtroppo applicare ora queste considerazioni all’uomo non è facile”, ha osservato d’Adda di Fagagna. Da un lato non sono ancora chiari i meccanismi d’azione basici per cui la taurina produrrebbe questi effetti e dall’altro farne una verifica sperimentale non è facile come sembra.
La taurina non è la prima molecola che sembra poter avere importanti effetti sulla longevità: “l’unico modo per determinarlo sarà fare un trial clinico rigoroso, in doppio cieco, su molti soggetti. A differenza di un topo selezionato geneticamente e la cui vita media è di poche decine di mesi – ha concluso il ricercatore italiano – sull’uomo occorrerà aspettare almeno 30 anni per poterne misurare gli effetti. Un lavoro lungo e molto costoso, ma che confido sarà il prossimo passo dello studio”.