L’eco delle polemiche si è fatto sentire anche durante la conferenza stampa di vigilia in cui il portavoce della manifestazione, Mario Colamarino, ha ribadito di non dovere “nessuna scusa al presidente Rocca” e ha affermato di non avere intenzione di invitarlo alla parata perché “non sarebbe il benvenuto”.
“La Regione aveva dato il suo patrocinio in maniera convinta, ma sono stati violati gli accordi. Avevo chiesto di evitare il riferimento alla maternità surrogata perché divisiva”, ha detto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, in un’intervista al Tg1, in merito alla revoca del patrocinio al Roma Pride.
Alla domanda se sul mancato patrocinio dovesse scusarsi il governatore ha risposto: “Sicuramente devo chiedere scusa a me stesso per essere caduto in questa provocazione e a coloro che domani andranno in piazza a rivendicare la loro libertà di amare, il diritto a essere felici e accettati, a non essere condannati come purtroppo accade in alcuni paesi. Mi spiace non essere con loro domani”.
“Credo che tutti abbiano gli stessi diritti. Sarebbe auspicabile vivere in una nazione che offre a tutti gli stessi diritti”. Così le madrine del Pride di Roma, Paola e Chiara, intervenendo alla conferenza stampa. Alle madrine è stato consegnato un Lego del carro su cui saliranno sabato. “Noi occidentali che ci fregiamo di essere più evoluti speriamo di non vedere mai vedere negare i diritti da nessuna parte”, hanno aggiunto le due madrine.
“La comunità lgbtq+ ci ha ispirato, è un’ispirazione costante per noi. L’amore con la comunità è nato subito. Siamo rimasti attaccati a questa idea viva che gli esseri umani devono essere se stessi. Chi non ha subìto discriminazioni in questa vita non può capire. Il nostro essere qua è un ringraziamento alla comunità. Il mondo lgbtq+ è un mondo meraviglioso”, hanno aggiunto.
“Arisa ha avuto paura? Personalmente penso di sì”. Così Paola Iezzi, del duo Paola e Chiara, rispondendo ai giornalisti alla conferenza stampa di presentazione in merito alla rinuncia della cantante al Pride di Milano.”Non sono d’accordo con quello che ha detto Arisa. Penso comunque che sia stata discriminata. Siamo in un Paese cattolico ma vedo poco praticati gli insegnamenti di Gesù”, ha aggiunto.
“Se mi incontri per strada tesoro non mi salutare, perché a me l’ipocrisia mi fa schifo, la gente ipocrita mi fa schifo, io lavoro veramente per la comunità Lgbtq+, non vado in piazza e mi metto i lustrini e vado in piazza e ‘viva l’amore’. Cresci, impara che non si parla male degli altri mentre gli altri non ci sono, non si possono difendere”. Così Arisa, in una storia su Instagram, replica a Paola Iezzi. “Cara Paola, – dice Arisa – io ti ho sempre seguito e ti ho sempre stimata. Mi dispiace tantissimo sentire questo video e vederti parlare così di me, senza cercare di mettere una buona parola tra me e la comunità Lgbtq+, nonostante, probabilmente, la tua consapevolezza del periodo non troppo piacevole che sto passando riguardo a questo argomento. Io lo avrei fatto, avrei cercato il buono e probabilmente avrei cercato di mettere pace. Ed è quello che cerco sempre di fare e per quello mi trovo nei guai. Invece tu avrai preso dei bellissimi applausi mentre infamavi una tua collega. Dicevi delle cose che secondo me non sono vere, non sono reali, anzi te lo posso assicurare perché riguardano me: non sono vere!”.
Ieri mattina, alla vigilia dell’evento, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha trascritto i primi due atti di nascita esteri dei figli di due mamme. “Un atto normale, giusto, doveroso, pienamente legittimo” ha detto.
Slogan della manifestazione “QueeResistenza, un grido di resistenza, un grido di esistenza”. Cosa significa? “È l’insieme di due anime della nostra comunità in questo momento: da un lato la resistenza verso questo Governo, e anche il governatore del Lazio Rocca che ci chiede di fare le scuse, dall’altro lato ‘esistere’: noi come comunità con la nostra identità, i nostri orientamenti, il nostro modo di essere che vivono sempre. Il clima di odio e di omofobia ci fa paura, dobbiamo resistere ed esistere”, spiega Mario Colamarino, portavoce del Roma Pride 2023 e presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli durante la presentazione della parata.
Il resto sarà la consueta festa di ritmo e colore, con le madrine Paola e Chiara e la loro hit ‘Furore’ a guidare il serpentone che dalle 15 a Piazza della Repubblica attraverserà il centro passando per il Colosseo, i Fori Imperiali e infine Piazza Venezia, per poi chiudere in bellezza col concerto ‘Rockme Pride’ a Capannelle.
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