(ANSA) – GENOVA, 09 GIU – È iniziato ed è entrato subito nel
vivo il processo in Corte d’Assise a Genova a carico di Alberto
Scagni, il disoccupato che il primo maggio 2022 ha ucciso con 19
coltellate la sorella Alice sotto casa a Quinto. Oggi sono stati
sentiti i primi agenti intervenuti subito dopo l’omicidio, i
poliziotti che hanno visto il corpo della vittima, quelli che
hanno fermato l’assassino subito dopo e chi entrò nella sua casa
di via Balbi Piovera.
“Scagni mentre era in questura – ha detto l’ispettore Massimo
Fallone – sembrava in stato confusionale, gli facevano domande e
non rispondeva. Così mi sono confrontato con il mio superiore e
abbiamo deciso di procedere con la perquisizione”. In casa gli
agenti hanno trovato, tra le altre cose, numerose bottiglie
vuote, dispositivi elettronici, un coltello sul divano e il
fodero dell’arma usata contro la sorella.
“Sui muri c’erano anche due scritte. Una diceva ‘Ho superato
qualsiasi cosa'”. Gli altri testimoni hanno raccontato di quando
sono arrivati sul posto e hanno trovato il corpo di Alice a
terra con un vicino che le faceva il massaggio cardiaco e di
quando hanno fermato il fratello poco distante con i vestiti
sporchi di sangue.
In aula erano presenti Antonella Zarri e Graziabno Scagni, i
genitori della vittima e dell’assassino, e il marito di Alice,
Gianluca Calzona, che sono poi stati allontanati secondo quanto
previsto dal codice visto che dovranno testimoniare più avanti.
Una decisione che ha lasciato perplessi gli Scagni: “Non è che
sentendo quello che si dice in aula cambieremo posizione – ha
detto Zarri -. Noi siamo qui per accertare la verità che è
quella a cui ha diritto Antonella ma soprattutto il nostro
nipotino Alessandro, perché ha diritto di sapere chi ha fatto e
chi non ha fatto nulla”.
Il giudice Massimo Cusatti, che presiede la corte con sei
giudici popolari di cui sei donne, ha snellito la lista
testimoniale delle parti civili, in particolare quella dei
genitori, spiegando che la parte civile ha un “ruolo vicario che
si deve limitare al risarcimento e alla richiesta di condanna”.
(ANSA).