L’aggressore di piazza Duomo si chiamava Massimo Tartaglia e, al termine di un comizio, da distanza ravvicinata, riuscì a ferire Berlusconi procurandogli la frattura del setto nasale e di due denti. Le immagini del premier italiano insanguinato fecero il giro del mondo e in molti si chiesero come sarebbe andata se Matteazzi non fosse prontamente intervenuto per bloccarlo a terra.
“La notizia della morte di Berlusconi mi ha procurato turbamento perché mi ha riportato immediatamente con la mente a quel periodo, una parentesi unica della mia vita”, racconta Matteazzi, che oggi ha 43 anni, vive a Montegrotta Terme, Padova, e ha una compagna, Francesca, che lavora come wedding planner. Da un anno e mezzo Andrea ha chiuso con la maglia del Monselice Volley, in serie B, la sua 25ennale carriera da pallavolista per dedicarsi ad una nuova passione sportiva, lo sci alpinismo, come hobby.
“Quel giorno del 2009 – ricorda – ero in piazza Duomo per curiosità, quando vidi un uomo agitare un oggetto, avvolto in un giornale, scagliandosi contro Berlusconi. Il mio istinto mi portò ad intervenire. Lo avrei fatto per chiunque. Mi misi a correre verso di lui e mi gettai addosso per immobilizzarlo. Momenti concitati, con la gente che urlava. A stento le guardie del corpo riuscirono poi a condurre l’aggressore oltre le transenne per evitare il linciaggio'”. Poco dopo essersi reso conto della gravità della situazione, avvicinato da giornalisti, curiosi e fotografi mentre la scorta interveniva in soccorso del Presidente del Consiglio, Matteazzi si dileguò correndo a prendere un treno per tornare a casa. “Ebbi paura di non riuscire a rientrare e tornai subito dalla mia famiglia”, ricorda. “Quando finivo di allenarmi, all’epoca con la squadra Campiglia dei Berici, in serie B, trovavo i giornalisti fuori dalla palestra ad aspettarmi. Mi cercavano in tanti – racconta Matteazzi – dai sindaci di comuni del Padovano all’allora presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, Ennio Doris, tutti per complimentarsi ed invitarmi a convegni ed eventi. Ma io avevo solo un desiderio: quello di incontrare nuovamente di persona Silvio Berlusconi”. Un sogno mai avverato. “Provai a contattare Palazzo Chigi – ricorda – ma qualcuno mi spiegò che, anche se Berlusconi era una persona molto generosa, questa circostanza aveva creato un forte imbarazzo. Preferirono lasciar cadere la cosa. Mi rassegnai, anche se non nascondo che mi farebbe piacere avere la possibilità di incontrare uno dei figli del leader di Forza Italia o ricevere una telefonata. E’ stato un uomo unico al mondo, non ha rivali per quello che è riuscito a fare come imprenditore, in politica, nello sport, nell’editoria. L’Italia capirà un giorno – conclude Matteazzi – chi è stato veramente Silvio Berlusconi”.