È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’UNHCR, Global Trends in Forced Displacement 2022, presentato oggi a Ginevra da Filippo Grandi, Alto Commissario per i rifugiati in vista della Giornata mondiale del 20 giugno.
Il documento dipinge uno scenario drammatico con molte ombre e poche luci.
Alla fine dello scorso anno il numero di persone costrette alla fuga ha toccato il livello record di 108,4 milioni, con un aumento senza precedenti di 19,1 milioni rispetto all’anno precedente.
Si tratta del più grande incremento annuale mai registrato, trainato dalla guerra della Russia in Ucraina.
Nei primi mesi del 2023 il numero è salito ulteriormente a 110 milioni, soprattutto a causa del conflitto in Sudan.
Per dare una dimensione della gravità della crisi umanitaria, il rapporto cita i venti anni precedenti il conflitto scoppiato in Siria del 2011, quando il livello globale di persone in fuga era rimasto pressoché stabile a circa 40 milioni tra profughi e sfollati interni. Da allora sono aumentati ogni anno e ora sono più che raddoppiati.
Nel 2021 l’Agenzia Onu lanciava l’allarme: il mondo si avviava a superare la soglia critica dei 100 milioni di sfollati nel mondo. In meno di due anni l’incremento è stato del 10 per cento.
Secondo il rapporto, oggi sul pianeta più di una persona su 74 è costretta a vivere lontano dalla propria casa.
Del totale globale, 35,3 milioni sono rifugiati, persone che hanno attraversato un confine internazionale in cerca di sicurezza, mentre il gruppo più numeroso (il 58 per cento, vale a dire 62,5 milioni di persone) è quello degli sfollati all’interno dei loro paesi a causa di un conflitto o di violenze o di eventi climatici estremi.
Grandi ha attribuito la colpa al “solito pacchetto di cause”. Non solo conflitti, ma anche persecuzioni, discriminazioni, violenze e, appunto, l’impatto sempre più visibile della crisi climatica sullo spostamento forzato di migliaia di persone.
Del totale dei rifugiati e di coloro che necessitano di protezione internazionale, circa la metà proviene da tre soli Paesi: Siria, Ucraina e Afghanistan.
Grandi, senza nominare i Paesi, ha espresso preoccupazione per l’inasprimento delle regole sull’ammissione dei rifugiati e per i respingimenti, facendo riferimento all’ostilità crescente di alcuni leader politici e certe opinioni pubbliche all’accoglienza.
Tuttavia, ha espresso ottimismo per alcuni sviluppi, in particolare per l’accordo raggiunto la scorsa settimana dai ministri dell’UE sulla condivisione delle responsabilità per i migranti e i rifugiati.
Tra le note positive segnalate nel rapporto quella dei rientri volontari.
Mentre il numero totale delle persone costrette alla fuga ha continuato a crescere, il rapporto Global Trends mostra anche che alcuni di loro hanno potuto far ritorno nei propri paesi volontariamente e in sicurezza.
Nel 2022 più di 339.000 rifugiati sono tornati in 38 paesi, e nonostante il numero sia stato inferiore all’anno precedente ci sono stati significativi ritorni volontari in Sud Sudan, Siria, Camerun e Costa d’Avorio.
In Italia le persone che sono state costrette ad abbandonare il proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni sono 354,414, di queste il 41 per cento proviene dall’Ucraina.
“I rifugiati desiderano opportunità, non assistenza”, ha dichiarato all’Ansa Chiara Cardoletti, Rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “Siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo, coinvolgendo le città, le aziende, il terzo settore, e tanti altri attori competenti”.
L’Agenzia per i rifugiati ha elaborato la Carta per l’Integrazione, adottata dai Comuni di Bari, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino, strumento per favorire l’arricchimento e lo sviluppo armonico delle città attraverso l’integrazione.
Per celebrare il coraggio e la forza d’animo dei rifugiati e sottolineare l’urgenza per un’azione immediata per alleviare le cause e l’impatto dello sfollamento, nella Giornata Mondiale del Rifugiato, l’UNHCR lancia la campagna globale ‘Hope away from home’.
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