I membri della National Music Publishers Association, tra cui Sony Music Publishing, Bmg Rights Management e Universal Music Publishing Group, affermano che la violazione è peggiorata da quando Elon Musk ha acquistato Twitter, lo scorso ottobre, visto il numero ridotto di addetti a cui poter far riferimento, in caso di problematiche. Per l’accusa, altre piattaforme importanti come TikTok, Facebook e YouTube hanno fatto un passo nella direzione più idonea, corrispondendo agli editori la musica presa in licenza. A maggio, Facebook e Instagram avevano riportato le canzoni tra i post dei due social in Italia, dopo una riapertura del dialogo con la Siae, la società italiana che protegge il diritto d’autore, che era riuscita a far eliminare dalla lista dei brani quelli licenziati, per l’assenza del rinnovo con il colosso americano. Il presidente della National Music Publishers Association, David Israelite, ha dichiarato che Twitter “è la più grande piattaforma di social media che ha completamente rifiutato di concedere in licenza milioni di canzoni sul suo servizio”.
Per Israelite, Twitter “ignora regolarmente le ripetute violazioni”. Gli editori hanno affermato che il social incoraggia la pubblicazione di post con musica, aumentando il coinvolgimento e le entrate pubblicitarie, un vantaggio sleale rispetto alle piattaforme che pagano per le licenze. “Twitter sostiene di rimuovere i contenuti in risposta a reclami validi, quasi sempre entro ore dalle segnalazioni iniziali, se non in pochi minuti – si legge nella causa – in realtà ignora abitualmente i trasgressori recidivi e le violazioni, rifiutandosi di adottare le misure di cui dispone per fermare questi specifici casi di cui è a conoscenza”.