Dopo aver dispiegato una flotta di navi di salvataggio e dragamine, oltre a decine di sommozzatori d’alto mare, le forze armate di Seul hanno dichiarato di essere riuscite a recuperare quello che sembra essere il corpo principale del razzo dal Mar Giallo.
“L’oggetto recuperato sarà analizzato in dettaglio da istituzioni specializzate come l’Agenzia nazionale per lo sviluppo della difesa”, ha dichiarato lo Stato Maggiore congiunto in un comunicato.
Parte del razzo di Pyongyang recuperato dall’esercito sudcoreano
Il relitto si trovava a una profondità di circa 75 metri nel fondale marino, a 200 chilometri a sud-ovest dell’isola di Eocheong. Le immagini, diffuse dal ministero della Difesa di Seul, mostrano una lunga struttura metallica bianca simile a un barile con la scritta “Chonma”, forse una forma abbreviata del razzo Chollima-1, dal nome del “Pegaso” nordcoreano. Il cavallo alato è l’animale nazionale e soprannome della squadra di calcio del Paese.
Una parte del razzo nordcoreano che trasportava il primo satellite spia militare del Nord
Intanto ieri la Corea del Nord ha lanciato altri due missili balistici verso il Mare Orientale. Una protesta che va avanti da tempo contro le esercitazioni militari congiunte Corea del Sud-Stati Uniti. L’ennesimo lancio è stato severamente condannato da Seul, Washington e Tokyo che lo hanno definito “una chiara violazione di diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu”.
L’episodio “dimostra la minaccia che armi illegali di distruzione di massa e programmi di missili balistici (nordcoreani) rappresentano per la regione”, hanno sottolineato in una nota congiunta. Il Giappone ha fatto sapere che i due missili balistici sono caduti nella sua zona economica esclusiva.
Intanto nel porto di Busan è arrivato il sottomarino nucleare americano Michigan con missili da crociera Tomahawk in attuazione della cosiddetta “Dichiarazione di Washington” firmata dai presidenti sudcoreano e statunitense Yoon Suk-yeol e Joe Biden durante il vertice di Washington ad aprile. Il documento prevede “un’espansione e un rafforzamento senza precedenti della strategia di contenimento” della Corea del Nord, anche attraverso scali periodici di sottomarini nucleari americani nei porti sudcoreani.
L’Uss Michigan è un sottomarino a propulsione nucleare statunitense con la capacità di lanciare missili guidati, è lungo 170 metri e pesa18.000 tonnellate. E’ in grado di trasportare 154 missili da crociera Tomahawk, con una gittata fino a 2.500 chilometri. Il sottomarino rimarrà nelle acque della Corea del Sud fino al 22 giugno, secondo quanto riferito da una fonte all’agenzia di stampa Yonhap.
Il sottomarino Michigan nel porto di Busan
Pyongyang non intende rinunciare allo sviluppo di armi nucleari nonostante l’economia del Paese stia attraversando una crisi gravissima – soprattutto alimentare – dall’inizio della pandemia, affrontata con una rigida chiusura delle frontiere, anche con la Cina. I confini sono chiusi dal 27 gennaio del 2020. Dunque, da allora non viene più importato grano dalla Cina, così come i fertilizzanti e i macchinari necessari per coltivare. Le autorità hanno innalzato recinzioni al confine e ordinato alle guardie di sparare a chiunque cerchi di attraversarlo rendendo impossibile anche gli scambi al mercato nero.
Una recente inchiesta della Bbc ha documentato come la situazione nel Paese sia disastrosa. I giornalisti sono riusciti a mettersi in contatto con tre persone che hanno raccontato che la gente “muore letteralmente di fame”, sia nelle città, che nei villaggi.
Un commerciante nel Nord del Paese, chiamato col nome di fantasia Myong Suk, ha raccontato che un tempo quasi tre quarti dei prodotti nel suo mercato locale provenivano dalla Cina, ma che ora i banchi sono “vuoti”: egli stesso, che si guadagnava da vivere contrabbandando le merci, ora è privato praticamente di ogni forma di reddito e non ha cibo con cui sfamare la famiglia.
Stessa situazione al limite viene descritta da un operaio edile che lavora vicino al confine e che guadagna l’equivalente di quattro dollari al giorno, non più sufficienti per acquistare un chilo di riso per sfamare la propria famiglia. Il governo ha smesso di consegnare razioni alimentari, ha affermato, descrivendo mercati quasi vuoti e il prezzo alle stelle di riso, mais e condimenti.
La Corea del Nord non produce cibo sufficiente per sfamare i suoi cittadini, ma bloccando le importazioni ha interrotto forniture vitali. L’operaio edile racconta che all’inizio della pandemia aveva paura di morire di Covid, mentre ore ha paura di morire di fame. Come, tra l’altro, è successo ad alcuni suoi conoscenti.
Le condizioni di vita non sono migliori nella capitale Pyongyang, dove una donna ha raccontato di riuscire a mangiare una sola volta al giorno e di temere di morire di fame insieme al marito. ”Conosco una famiglia morta di fame in casa”, ha raccontato alla Bbc. ”E’ un disastro – ha detto – Senza rifornimenti dal confine, le persone non sanno come guadagnarsi da vivere”.
Alla fine del 1990, la Corea del Nord subì una carestia devastante che uccise ben tre milioni di persone, ora il timore è che il Paese possa essere sull’orlo di un’altra catastrofe.
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