Come a mettere subito in chiaro che nel mantenere aperti i canali diplomatici, l’Italia è inamovibile nella sua posizione a favore del governo e del popolo ucraino.
Nel riportare l’incontro, toni molto più generali e diplomatici sono stati scelti dall’ambasciata russa, che ha evidenziato come “nel corso del colloquio entrambe le parti hanno notato il carattere plurisecolare delle relazioni tra Russia e Italia, e l’importanza di preservare i canali di dialogo e l’esperienza dell’interazione bilaterale acquisita. Sono state toccate inoltre questioni più urgenti dell’agenda bilaterale e internazionale”, conclude la nota della rappresentanza di Mosca.
Ci vorrà tempo per capire quale sarà davvero lo stile comunicativo scelto dal nuovo ambasciatore. Ma dai primi messaggi sembra già allontanarsi da quello utilizzato dal suo predecessore, Sergey Razov, che dall’inizio della guerra fino alla fine del suo incarico, concluso il 3 maggio, si è reso protagonista di una vera e propria battaglia a suon di post sui social e dichiarazioni contro l’Italia, accusata di essere “parte in conflitto” con il suo sostegno a Kiev, e in particolare contro il ministro della Difesa Guido Crosetto. Chiudendo in polemica i suoi quasi 10 anni alla sede diplomatica di Via Gaeta.
Paramonov, 61 anni, ex direttore del dipartimento per l’Europa meridionale del ministero degli Esteri russo, conosce già l’Italia, dove è stato console generale a Milano dal 2008 al 2013. Ma anche lui non è estraneo alle polemiche: nel 2022 si rese protagonista di un duro attacco all’allora ministro della Difesa Lorenzo Guerini, al quale rinfacciò di “aver chiesto aiuto per il Covid” per poi diventare “uno dei principali falchi e ispiratori della campagna antirussa del governo italiano”.