(di Gioia Giudici)
(ANSA) – MILANO, 17 GIU – Le mode passano, lo stile resta:
alla vigilia dei 40 anni di carriera, Dolce e Gabbana mandano in
passerella una collezione uomo che è un distillato dei loro
codici, una summa di elementi immediatamente riconoscibili,
dalla coppola al pizzo, dal sartoriale alle canottiere, dalle
trasparenze al pizzo fino al loro colore, il nero, che apre e
chiude la sfilata sotto gli occhi di Blanco, Machine Gun Kelly e
altri ospiti che hanno attirato davanti al Metropol centinaia di
ragazzine.
“Quello di concentrarsi sullo stile – raccontano i due creativi
– è un percorso che abbiamo iniziato da un anno, perché sui
social siamo tempestati di immagini che sono una il contrario
dell’altra e ciò crea una gran confusione e insicurezza. Abbiamo
nuove icone ogni giorno, ma domani – si domandano – ci
ricorderemo di loro? Questo sociale cancella le personalità,
l’identità, il gusto e l’io, diventiamo tutti ‘uno, nessuno e
centomila’ ma ognuno di noi ha la sua storia, cultura, identità
e provenienza, qualcosa da raccontare. Le famiglie ci hanno
insegnato il galateo e il rispetto, che oggi non c’è più: un
rispetto che prima di tutto – sottolineano – va dato a se
stessi: ognuno trovi la dignità per rispettare la sua persona e
trovi il tuo gusto”.
In questo mondo dove “un giorno sei giallo. un giorno sei blu,
ma chi sei tu?” scherzano i due, “ci siamo detti: ma noi uno
stile ce l’abbiamo, e per questo abbiamo ripreso i nostri
codici, a partire dalla sartorialità, che è eterna, perché una
bella giacca o un pantalone ben tagliato non passano mai di
moda”.
Dopo il boom degli youtuber, dei protagonisti di Instagram e dei
personaggi di TikTok, che loro stessi hanno contribuito a
sdoganare, ora secondo i due stilisti “l’influencer non
determina più, la gente non corre a comprare dei negozi per un
loro post, perché dietro non c’è una cultura o uno storytelling
o uno studio, oggi c’è solo una schizofrenia di pensiero che
crea confusione. Noi amiamo i giovani ma – si chiedono Domenico
Dolce e Stefano Gabbana – senza pilastri cosa leggeremo domani
della storia del costume di oggi?”. (ANSA).