I TENTATIVI DELLA TURCHIA – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stato il primo a rendersi protagonista di un tentativo di conciliazione, ospitando le due delegazioni in Turchia già a pochi giorni dall’invasione russa, nel marzo del 2022. Ankara si è intestata il ruolo di mediatore anche per l’accordo sul grano ucraino, di cui è garante. A breve, Erdogan dovrebbe nuovamente incontrare Putin in Turchia.
I 12 PUNTI DELLA CINA – A febbraio 2023 Pechino ha fatto la sua mossa, presentando la ‘Posizione della Cina sulla soluzione politica della crisi ucraina’, un documento in 12 punti con in testa il rispetto della sovranità e dell’indipendenza. Dialogo e cessate il fuoco, no all’uso di armi nucleari e agli attacchi alle centrali atomiche a uso civile sono stati gli altri cardini della risoluzione. Dopo questo documento, il presidente cinese Xi Jinping ha inviato in Europa il suo messo Li Hui per parlare con i principali leader europei. Senza risultati.
Il VATICANO – Papa Francesco ha cercato subito di mediare tra Ucraina e Russia. Dopo un fermo “no grazie” da parte di Zelensky, che ha ricordato come il piano di pace può essere solo ucraino, dal Cremlino hanno preso atto del “sincero desiderio” della Santa Sede di facilitare una fine del conflitto, ribadendo però le ferme posizioni sui territori occupati. Ora il Papa ha scelto il cardinale Matteo Zuppi per tentare un nuovo approccio. Dopo essere andato a Kiev, Zuppi è atteso a Mosca, anche se la data è ancora da stabilire. Ieri, intanto, il metropolita Antonij, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, ha incontrato il Papa in Vaticano portandogli i saluti del Patriarca di Mosca Kirill.
L’IPOTESI SVIZZERA – A febbraio alcuni colloqui per una soluzione pacifica della guerra in Ucraina si sono tenuti a Ginevra, nella massima discrezione, ma senza interessare i vertici della diplomazia dei rispettivi Paesi. Alla fine si è giunti ancora una volta a un nulla di fatto.
IL PIANO DI PACE BRASILIANO – Né Putin, né Zelensky possono “volere tutto”. E’ questa la tesi del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, secondo il quale il primo dovrebbe lasciare il territorio ucraino e il secondo dovrebbe rinunciare a rivendicare la Crimea, annessa dalla Russia nel 2014. Presente al G7 di Hiroshima, Lula doveva incontrare Zelensky: il faccia a faccia tra i due è però saltato.