Pirelli poi “istituirà anche una unità organizzativa autonoma per la sicurezza” e “per alcune decisioni strategiche del Cda” ci vorrà “un voto di almeno i 4/5 del consiglio di amministrazione”, ovvero una maggioranza qualificata. L’Italia, a fine 2019, ha allargato il tipo di tecnologie che rientrano nel Golden Power e tra questi rientrano anche asset rilevanti e strategici detenuti da Pirelli: tecnologie critiche e algoritmi, inclusi quelli proprietari, legati allo sviluppo e digitalizzazione di processi e prodotti, con l’applicazione dell’Ai e della sensoristica sviluppata e commercializzata dalla società. In particolare il Governo ha voluto tutelare i sensori Cyber impiantabili negli pneumatici, in grado di raccogliere dati del veicolo su assetti viari, geolocalizzazione e stato delle infrastrutture. Le informazioni così raccolte possono essere trasmesse a sistemi di elaborazione cloud e super calcolatori per la creazione, tramite intelligenza artificiale, di complessi modelli digitali utilizzabili in sistemi all’avanguardia come Smart city e digital twin.
“La rilevanza di questa tecnologia è individuabile in una pluralità di settori: automazione industriale, machine to machine communication, machine learning, manifattura avanzata, intelligenza artificiale, tecnologie critiche per la sensoristica e attuatori, Big Data e Analitycs” diventando così una “tecnologia critica di rilevanza strategica nazionale”. “L’uso improprio di questa tecnologia può comportare notevoli rischi non solo per la riservatezza dei dati degli utenti, ma anche per il possibile trasferimento di informazioni rilevanti per la sicurezza” spiega Palazzo Chigi e così le prescrizioni che ha imposto al socio cinese “hanno lo scopo di creare una rete di misure che tutelano l’autonomia di Pirelli e del suo management; la sicurezza delle procedure; la protezione delle informazioni di rilevanza strategica; il know-how posseduto dalla società”.
“Serve per proteggere dati sensibili dalla Cina”, ha sintetizzato il ministro degli esteri, Antonio Tajani. Al di fuori dell’esecutivo anche il Pd si era schierato chiedendo un ‘cordone di sicurezza’ intorno a Pirelli ricordando che finora “la gestione italiana dell’azienda, pur con la presenza del socio cinese dal 2015 e a seguito della quotazione in borsa del gruppo nel 2017, è stata garantita a Camfin ma con il rinnovo del Patto parasociale, emergono forti criticità: di fatto è stato azzerato il diritto per Camfin di indicare i nuovi amministratori delegati, tradendo in modo plateale lo spirito della partnership oltre ad alimentare le perplessità del mercato nella prospettiva che il prossimo capo azienda sia indicato dal socio cinese”. Ma il ministro del Made in Italy Adolfo Urso sottolinea che “lo Stato regola dove devono avvenire gli investimenti, a quali condizioni: questa è la strategia che attueremo sempre, questo è un governo che è consapevole che il Paese deve avere investimenti stranieri”. E così Palazzo Chigi presentando la sua decisione precisa che è stata presa “nel rispetto del principio di proporzionalità”. Il patto dunque, entrato in vigore il 19 maggio, può ora essere scongelato e i cinesi rientrano in possesso dei loro diritti di voto, in vista dell’assemblea degli azionisti il prossimo 29 giugno per approvare il bilancio e il dividendo relativo al 2022. Il cda è in scadenza e non essendo state presentate liste sarà necessaria una successiva assemblea da convocare entro il 31 luglio.