Il miliardario che è andato nello spazio e l’amministratore delegato di OceanGate Expeditions. Sono due dei passeggeri del batiscafo disperso sulle tracce del Titanic. La Guarda Costiera di Boston conferma che a bordo del sommergibile c’erano cinque persone, fra le quali – secondo indiscrezioni di Sky News e secondo quanto affermato da Hamish Harding in un post su facebook – il pilota francese Paul-Henry Nargeolet. (ANSA)
Ma non senza aggiungere che anche laddove esso fosse individuato in tempi relativamente brevi, occorrerebbe poi “l’expertise” di altri specialisti ad hoc per recuperare le 5 persone a bordo: Il pilota di sommergibili francese Paul-Henry Nargeolet, tre facoltosi ospiti (due pachistani – un uomo d’affari pachistano, Shahzada Dawood, e suo figlio Suleman – e il miliardario britannico 58enne Hamish Harding) nonché il boss americano della società proprietaria dell’imbarcazione subacquea – la OceanGate Expedistions – Stockton Rush.
I contatti con il Titan sono stati persi da ormai oltre 20 ore, un’ora e 45 minuti dopo la sua immersione in profondità, in un’area remota a 600 km dalla costa. E agli occupanti già ieri sera non restavano più di 70-96 ore di riserve d’ossigeno. Le ricerche sono condotte dal mare e dal cielo.
La Guardia Costiera degli Usa ha messo a disposizione due Hercules C-130, mentre le autorità canadesi contribuiscono con un C-130 e un secondo velivolo P-8: tutti dotati di strumenti sofisticati per la perlustrazione subacquea dall’alto. In mare è stata inoltre dispiegata una rete di sonar, per cercare di cogliere la minima eco del mini sommergibile scomparso nell’oceano.
Allarme nell’Atlantico, in 5 a bordo per la visita al relitto a 3.800 metri di profondità. Hanno dalle 70 alle 96 ore di ossigeno per essere salvati (ANSA)
l Titan, capace di scendere a ben 4.000 metri sotto il livello del mare, ha in effetti una capienza massima concepita proprio per 5 passeggeri. Visitatori disposti a pagare un biglietto salatissimo per farsi calare negli abissi per oltre una settimana e vedere con i propri occhi i fondali su cui sono adagiati i resti di quello che fu il bastimento più famoso del mondo, a circa 3.800 metri di profondità: resti identificati nel 1985 dopo decenni di esplorazioni febbrili.
L’avventura, gestita dalla società OceanGate Expeditions, prevede otto giorni di missione, al costo – tutt’altro che abbordabile per i comuni mortali – di 250mila dollari a persona. Il prezzo di un’esperienza da vivere a contatto con l’oscurità delle fosse oceaniche, ma soprattutto con gli spettri passati della vicenda del transatlantico maledetto, rimasta legata alla memoria collettiva d’intere generazioni grazie a libri, canzoni o film di successo (in primis il kolossal con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet per la regia di James Cameron vincitore nel 1997 di 11 premi Oscar).
Progettato nel 1908, varato nel 1911 dai cantieri di Belfast per conto della White Star Line al costo complessivo di 1,5 milioni di sterline dell’epoca (circa 200 milioni di oggi) e registrato nel porto di Liverpool, il Titanic colò a picco con oltre 1.500 dei suoi 2.200 passeggeri circa – a dispetto della nomea pubblicitaria di nave “inaffondabile” – la notte del 15 aprile 1912, dopo aver urtato un iceberg alla prima traversata fra Southampton, in Inghilterra, e l’America. Scomparendo tra i flutti dell’oceano, a 370 miglia marine (600 chilometri) dalle coste canadesi di Terranova, senza mai riuscire ad approdare nel porto d’arrivo di New York. Epilogo che non ha scoraggiato i moderni turisti dell’avventura ‘overpriced’ dallo sfidare un destino a rischio di rivelarsi ora drammaticamente beffardo. Mentre alla società organizzatrice non resta che affidarsi alle ricerche dei team di soccorso, limitandosi ad assicurare – in un messaggio carico di ansia crescente – “pensieri e preghiere” per i propri clienti e le loro famiglie.
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caro Maurizio Barra, spero che il titolo dell'articolo non sia tuo, dato che in italiano "Ancora alcuna traccia" non ha senso: per esprimere l'assenza delle medesime va aggiunto un "non". Cordiali saluti. Giancarlo Colombo
Ciao Giancarlo. Certamente, come potrai notare il titolo non è mio. Fosse solo questo: pur essendo affidabili, oggettive ed imparziali le notizie, visto che ricorro alle fonti più autorevoli e qualificate, contengono una marea di refusi ed errori. Anche una veloce ricerca in Internet te lo mostrerà. Francamente, quando scrivo io, è un conto, sono addirittura pignolo, ricordo che ho studi Classici, ma francamente e con tutta sincerità, ho ben altro di cui preoccuparmi e non posso fare il revisore di bozze tutto il dì, altrimenti farei solo quello e non è nè possibile, nè tollerabile. I miei articoli, non hanno "Source" vicino, lapalissianamente, visto che sono farina del mio sacco. Le notizie aggregate, invece, sono frutto delle mie scelte, ma sono scritte dalle Agenzie. Ciao.