Il secondo posto di questa edizione è conquistato dal ristorante di Barcellona Disfrutar. Quest’ultimo precede in classifica altri due tavoli spagnoli: il locale madrileno Diverxo (3°) e il basco Asador Etxebarri (4°).
Ma la lista comprende anche altri tre ristoranti peruviani: Maido (6° posto), Kjolle (28° posto) e Mayta (47° posto). “Non si tratta di essere il migliore, ma di amare ciò che si fa” ha commentato a caldo, con orgoglio, lo chef Virgilio Martínez durante il suo discorso di ringraziamento al Palau de les Arts di Valencia, in Spagna, cornice in cui tradizionalmente si assegna il titolo.
Anche Pía León, responsabile di Kjolle, nonché compagna e moglie di Martínez, è salita sul palco per i ringraziamenti. “Guardare sempre indietro, osservare i passi che abbiamo compiuto e riflettere” ha affermato León. Questo risultato coincide con la recente uscita di Virgilio, un documentario Netflix che ripercorre la sua vita, il suo approccio alla gastronomia e la sua carriera.
Scorrendo la classifica, il primo italiano è in settima posizione: Lido 84, il ristorante di Gardone Riviera (Brescia) dello chef Riccardo Camanini. Al sedicesimo posto Reale di Castel di Sangro (L’Aquila), di Niko Romito. Netta delusione, infine, per il ristorante Uliassi di Senigallia, dello chef Mauro Uliassi, che dopo l’exploit dello scorso anno (era in dodicesima posizione) si classifica “solo” 34esimo.
Gli altri: in forte discesa, ma comunque nella top 50 mondiale, anche Le Calandre di Rubano (Padova), dello chef Massimiliano Alajmo, che passa dalla decima posizione alla 41esima. E il ristorante Piazza Duomo di Alba (Cuneo), con a capo lo chef Enrico Crippa, che scivola dalla posizione numero 19 alla 42. Entra invece in classifica, per la prima volta, il ristorante Enrico Bartolini al Mudec di Milano, al n.85, unica insegna italiana nelle posizioni tra 51 e 100.
Il ristorante di Lima, che toglie lo scettro al danese Geranium, è stato premiato per la sua cucina che celebra “la diversità degli ingredienti”, così come “la storia e le tradizioni” del Perù. “Virgilio Martinez, Pía León e tutta la squadra del Central hanno aperto la strada – ha sottolineato William Drew, direttore dei contenuti di The World’s 50 Best Restaurants – alla valorizzazione degli ingredienti autoctoni attraverso i loro piatti innovativi e alla loro maestria nell’arte dell’accoglienza. Il loro impegno nella ricerca, nel rispetto del patrimonio nazionale e nella promozione della biodiversità unica del Perù non ha eguali”.
Nel 2008, Martínez ha aperto il Central con l’obiettivo di offrire un’esperienza culinaria basata su ingredienti e tecniche peruviane. Sviluppando il suo concept, ha creato un menu che guida i commensali attraverso 15 ecosistemi peruviani classificati per altitudine. Ogni piatto evidenzia l’origine dei suoi ingredienti, da Valle Seco (gamberi, zucca loche e avocado) ad Agua Amazónica (pesce pacu, anguria e foglie di coca).
La classifica The World’s 50 Best Restaurants fu ideata dalla rivista britannica Restaurant nel 2002. Un panel di oltre mille esperti di gastronomia partecipa al processo selettivo, attraverso un sistema di votazione strutturato e controllato.
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