(ANSA) – ROMA, 20 GIU – ”Ho pensato agli occhi. Il mio primo
pensiero è stato lo sguardo di Sostakovic, che sembra scivolare
via e invece è impenetrabile, imperscrutabile, dietro le spesse
lenti da miope. Sono gli occhiali di chi cerca di mettere a
fuoco la verità occulta dal potere. E’ uno sguardo sul mondo in
cui viveva. Ma c’è molto altro. I suoi occhi svelano un uomo
passionale, buffo, irascibile, introverso, fragile, acido,
timido, riservato, tenace. Tutto, in lui, è contraddizione. La
vita di Dmitrij Sostakovic è, essa stessa, un corto circuito
drammaturgico”. Lo scrive Valerio Cappelli, giornalista,
scrittore, autore de Gli occhiali di Sostakovic (Onori e terrori
di un antieroe), che debutta al Ravenna Festival il 21 giugno, e
che sarà poi il 2 luglio a Napoli per il Campania Teatro
Festival; il 5 e 6 luglio a Caracalla-Opera di Roma; il 13
agosto a Torre del Lago al Festival pucciniano per poi tornare a
fine settembre al Teatro Malibran Venezia per La Fenice.
”In questo spettacolo, come in un gioco di specchi, con Moni
Ovadia – spiega ancora Cappelli nelle note di regia – abbiamo
provato a rimontare queste note con la sua vita, attraverso le
sue parole e la sua musica, ora registrata ora eseguita dal
vivo, dalla polistrumentista Giovanna Famulari”. Parole e
musica dunque per raccontare la vita ad alto tasso drammaturgico
del compositore, con le sue musiche indimenticabili a fare da
sfondo ad un’esistenza quantomeno controversa. ”Ma non è mai
stato un fantoccio dell’establishment: è stato, questo sì,
profondamente sovietico, e ha sempre assecondato il suo fiuto
artistico in una continua sfida, senza aver paura di scrivere
una musica inusuale”, scrive ancora l’autore, autorevole firma
del Corriere della Sera. ”Ho scelto musiche iconiche, adatte al
momento descritto nella drammaturgia”, un racconto in presa
diretta dove la voce di Sostakovic si fa filtro di un’epoca
tragica. E via allora, non in senso cronologico ma per flash
illuminanti, alle parole di Moni Ovadia e alla musica di
Sostakovic: in una scena minimal con un tavolino e una sedia, un
paio di occhiali e una copia della Pravda, dove scorreranno foto
di quell’epoca dai toni forti. (ANSA).