(ANSA) – BOLOGNA, 20 GIU – Dal 2018 al 2022 nel distretto
della Corte di Appello di Bologna sono stati iscritti 727
procedimenti per abuso d’ufficio (la prima in senso numerico è
la Procura della Repubblica di Ferrara). Inoltre, il reato
maggiormente iscritto in concorso è il falso ideologico (206
fascicoli) segue il falso materiale (122 fascicoli). Lo
evidenzia con un comunicato stampa il Procuratore generale
reggente di Bologna Lucia Musti, che ha risposto alla richiesta
del presidente della commissione Giustizia della Camera dei
deputati sui dati “concernenti l’applicazione del reato di
‘abuso d’ufficio’ di cui all’art. 323 del codice penale”. Altri
numeri segnalano che “513 fascicoli (pari al 70,66%) sono stati
oggetto di archiviazione o sentenza ex art. 129 c.p.p.; 113
(pari al 15,54%) sono stati oggetto di trasferimento o unione”.
E questo, sottolinea Musti “è un dato rilevante perché comprova
che, nella quantità sopra evidenziata, vi è stato uno sviluppo
processuale”. E ulteriore dato “rilevante”: 54 fascicoli (pari
al 7,43%) sono stati oggetto di esercizio dell’azione penale e
34 (pari al 63%) hanno già avuto una prima definizione.
Alla luce di questi numeri, la Procura generale osserva che
il “reato di abuso d’ufficio è una norma a presidio della
legalità, del buon andamento e dell’imparzialità dell’azione
amministrativa ed ha una funzione di notevole utilità anche come
‘reato spia’ di altre ipotesi più gravi: è spesso contestato
all’inizio delle indagini, per poi modificarsi in altri reati di
maggiore gravità, sempre ricompresi tra quelli contro la
pubblica amministrazione e/o con altra tipologia criminosa”.
“Significativo”, continua il procuratore generale “è anche il
ruolo della norma con riguardo ai processi di criminalità
mafiosa a vocazione imprenditrice, come nel caso della
‘Ndrangheta emiliana, di cui alla sentenza passata in giudicato
‘Aemilia’ che ha visto la condanna definitiva anche con riguardo
al delitto di abuso d’ufficio aggravato da finalità di agevolare
la ‘Ndrangheta contestato ad un cittadino emiliano, imprenditore
modenese, il quale concludeva affari con il sodalizio
‘ndranghetista in concorso con un appartenente all’ufficio
tecnico di un Comune modenese”. (ANSA).