Pope meets artists, Ligabue: ‘Mi sono emozionato’
L’occasione dell’incontro con gli artisti, a 50 anni da quello di Paolo VI, è appunto il cinquantenario della Collezione d’Arte moderna e contemporanea dei Musei Vaticani. E all’invito di Francesco sono accorsi in 200, tra pittori, scultori, architetti, scrittori, poeti, musicisti, registi e attori, che alla fine il Pontefice saluta uno per uno. Ci sono, tra i tanti, Caetano Veloso, Jean Nouvel, Eric-Emmanuel Schmitt, Anselm Kiefer, Alessandro Baricco, Nicola Piovani, Marco Bellocchio (che invita il Papa a vedere il suo film ‘Rapito’), Gianrico Carofiglio, Nicola Lagioia, Luciano Ligabue, Mario Martone, Michela Murgia (che gli dà il numero di Vanity Fair da lei curato sulle ‘queer family’), Mimmo Paladino, Mogol, Roberto Saviano, Rem Koolhaas, Anish Kapoor, Ken Loach, Javier Cercas, Mario Botta. Quella della Chiesa con gli artisti, dice il Papa, è “un’amicizia naturale, perché l’artista prende sul serio la profondità inesauribile dell’esistenza, della vita e del mondo, anche nelle sue contraddizioni e nei suoi lati tragici”.
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Ma è anche “un’amicizia speciale, soprattutto se pensiamo a molti tratti di storia percorsi insieme, che appartengono al patrimonio di tutti, credenti e non. Memori di questo aspettiamo nuovi frutti anche nel nostro tempo, in un clima di ascolto, di libertà e di rispetto”. L’artista, secondo Francesco e sulla scia di Romano Guardini, l’artista ha “la spontaneità del bambino” e “l’acutezza del veggente”. E soprattutto “la creatività dell’artista sembra partecipare della passione generativa di Dio. Quella passione con la quale Dio ha creato. Siete alleati del sogno di Dio!”.
“Siete un po’ come i profeti”, aggiunge, e “in ciò siete chiamati a sottrarvi al potere suggestionante di quella presunta bellezza artificiale e superficiale oggi diffusa e spesso complice dei meccanismi economici che generano disuguaglianze. Quella bellezza non attira, perché è una bellezza che nasce morta. Non c’è vita lì, non attira. È una bellezza finta, cosmetica, un maquillage che nasconde invece di rivelare. In italiano si dice ‘trucco’ perché ha qualcosa dell’inganno”. Invece “la vostra arte vuole agire come coscienza critica della società, togliendo il velo all’ovvietà”.
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E “come i profeti biblici, ci mettete di fronte a cose che a volte danno fastidio, criticando i falsi miti di oggi, i nuovi idoli, i discorsi banali, i tranelli del consumo, le astuzie del potere”. Francesco sottolinea l’importanze dell’ironia e del senso dell’umorismo, due virtù che “dobbiamo coltivare di più”. Avverte che “una delle cose che avvicinano l’arte alla fede è il fatto di disturbare un po’. L’arte e la fede non possono lasciare le cose come stanno: le cambiano, le trasformano, le convertono, le muovono”. L’arte, in altre parole, “non può mai essere un anestetico; dà pace, ma non addormenta le coscienze, le tiene sveglie”. Per il Papa, “molti sperano che l’arte torni maggiormente a frequentare la bellezza”. E a suo avviso, “la bellezza vera è riflesso dell’armonia”, che significa “diversità che si integrano”, che “non diventano conflitti”. E conclude: “Quanto è attuale questo messaggio: siamo in un tempo di colonizzazioni ideologiche mediatiche e di conflitti laceranti; una globalizzazione omologante convive con tanti localismi chiusi. Questo è il pericolo del nostro tempo”.
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