“La situazione nel nord del Kosovo continua ad essere molto tesa” ha osservato Borrell, aggiungendo che l’obiettivo della riunione di emergenza in corso a Bruxelles è quello di “trovare soluzioni per una de-escalation immediata e una via d’uscita”
Finito l’incontro, però, Vucic ha detto ai giornalisti che “il dialogo è importante per il superamento dei problemi, ma al momento non vedo alcun motivo di parlare con Kurti. Colloqui con Kurti non hanno alcun senso”. Il presidente serbo – citato dai media a Belgrado – ha aggiunto di aver parlato con i rappresentanti Ue della critica situazione nel nord del Kosovo, soffermandosi in particolare sulle precarie condizioni dei serbi arrestati dalla polizia kosovara, “dalla quale vengono picchiati e maltrattati”. Si tratta, ha osservato, di una vera e propria “caccia al serbo, arresti indiscriminati senza alcun motivo valido. Nessuno lo sa, neanche il personale Eulex”.
Vucic ha accusato Kurti di provocare quotidianamente nuove tensioni e disordini. “E’ la sua fanatica ideologia, ecco perché penso che ogni
colloquio con lui non abbia senso”. Constatando che per la gran parte dei Paesi Ue il Kosovo è uno stato indipendente, Vucic ha detto che tale difficile situazione è comprensibile.
“Il Kosovo è la loro creatura, sono loro che lo hanno creato e lo hanno curato e difeso, sin dalla culla. Poi il bambino è un po’ cresciuto, ora tale adolescente è irrequieto, fa delle follie, ma loro continuano ad accudirlo”, ha osservato il leader, secondo il quale c’è il pericolo che l’intera situazione si sia spinta troppo in avanti, e il timore che non si sia dato ascolto a quello che lui aveva detto negli anni scorsi sui pericoli legati a Kurti e alla sua politica ostile contro i serbi. “Molti se ne accorgono ora, quando l’adolescente da loro creato è divenuto un problema politico”. “Mi sembra che a questo punto gli ulteriori sviluppi dipendano sempre meno da Borrell e da noi, e sempre più da coloro che non sono mai stati interessati alla pace e alla stabilità”, ha affermato Vucic.
In quanto al premier Kurti, nell’incontro odierno in Vaticano con Papa Francesco ha sottolineato la ferma volontà del Kosovo di lavorare per la pace, il dialogo e la cooperazione. Come ha riferito in un comunicato il governo a Pristina, Kurti ha espresso la sua gratitudine per la gentile ospitalità accordatagli dal Pontefice. Nel colloquio, ha riferito il governo, si è parlato di giovani e di futuro, dell’opera e dell’eredità di Madre Teresa e della convivenza multireligiosa in Kosovo. Kurti ha informato il Papa sui successi del suo Paese nei campi della democrazia e dell’economia e sui risultati conseguiti finora dal suo governo. Al riguardo ha sottolineato tra l’altro che si tratta del primo governo che ha deciso di assegnare sussidi alle future mamme e ai loro figli fino all’età di 16 anni.
Kurti ha invitato papa Francesco a visitare il Kosovo, dopo una rapida e completa guarigione dal recente intervento chirurgico. Quella odierna è stata la prima visita ufficiale di Albin Kurti in Vaticano e il suo primo incontro con papa Francesco.
Da parte sua, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha detto che l’Alleanza “accoglie con favore gli sforzi compiuti nel quadro del dialogo” Belgrado-Pristina “facilitato dall’Ue” verso una de-escalation: “chiediamo alle parti di impegnarsi in buona fede nel dialogo e di astenersi da azioni unilaterali che possono ulteriormente aumentare le tensioni in Kosovo”.
“La situazione in Kosovo e la presenza della Nato” nel Paese “dimostra come Nato e Ue lavorino a stretto contatto” per trovare “una soluzione pacifica”, ha spiegato Stoltenberg, ricordando il recente aumento delle unità dispiegate in Kosovo nell’ambito della missione Nato (Kfor), “come riflesso dell’alta tensione” registrata nelle scorse settimane.
La crisi, esplosa a seguito dell’insediamento di sindaci di etnia albanese nelle quattro municipalità a maggioranza serba nel nord del Kosovo, si è aggravata negli ultimi giorni dopo l’arresto di tre poliziotti kosovari da parte della Serbia. Diametralmente opposta la ricostruzione di Pristina, secondo cui i tre agenti di polizia sarebbero stati sequestrati sul proprio territorio.
E intanto oggi a Gracanica, enclave serba a pochi chilometri da Pristina, alcune migliaia di persone hanno nuovamente manifestato per chiedere il rilascio di Dragisa Milenkovic, il serbo-kosovaro arrestato ieri dalla polizia locale con l’accusa di crimini di guerra. Dopo un raduno davanti al commissariato di polizia, in corteo i dimostranti hanno raggiunto il monastero ortodosso di Gracanica, scandendo slogan contro il premier kosovaro Albin Kurti e sollecitando l’immediata liberazione di tutti i serbi arrestati nelle ultime settimane nel nord del Kosovo. La protesta, che si è svolta pacificamente, è stata tenuta a bada da un massiccio schieramento di forze di polizia, che tuttavia non sono intervenute.