La decisione segue la mancata riapertura d’un tavolo negoziale con il governo Tory di Rishi Sunak, dopo l’offerta respinta nelle settimane scorse di un aumento netto dei salari del 5% messo sul piatto dal ministro della Salute, Steve Barclay.
I rappresentanti degli junior doctor, in agitazione pure in Galles e in Scozia contro i governi locali, avevano avanzato a inizio vertenza una richiesta di aggiornamento degli stipendi ben oltre l’impennata dell’inflazione attuale – dopo anni di stasi e austerità e dopo i sacrifici sopportati durante la pandemia di Covid – fino al 35%. La nuova protesta a oltranza (dopo quelle di tre giorni di metà giugno, di 4 giorni ad aprile e di altri 3 giorni a marzo) è destinata a produrre, se confermata, la cancellazione di decine e decine di migliaia di appuntamenti di pazienti fra visite e procedure non urgenti: in un quadro che vede già molti ospedali pubblici e ambulatori del Regno Unito alle prese con problemi strutturali cronici e lunghe liste d’attesa.
Un portavoce di Downing Street ha detto che il premier Sunak è “estremamente deluso” dall’atteggiamento della categoria e che scioperi di questa entità minacciano di “mettere a rischio la sicurezza dei pazienti”. Ha poi definito “equo e ragionevole” l’incremento del 5% proposto da Barclay, insistendo che le richieste sindacali sono invece “insostenibili” di fronte alla congiuntura economica e alla necessità di contenere il carovita; tanto più che altri dipendenti di servizi pubblici in agitazione hanno accettato di recente accordi di compromesso con ritocchi analoghi.
Robert Laurenson e Vivek Trivedi, copresidenti dello Junior Doctors Committee in seno alla Bma, hanno viceversa accusato l’esecutivo di non tener conto della perdita di potere d’acquisto “del 26%” patita a loro dire dalle retribuzioni del settore negli ultimi 15 anni. Nonché di rischiare di portare la sanità pubblica britannica “al collasso”, visto un sondaggio interno secondo cui in questi mesi oltre metà di un campione di 2000 giovani medici interpellati ha affermato di star valutando offerte ricevute dall’estero e la possibilità di lasciare l’Nhs.