(ANSA) – ROMA, 24 GIU – Non era mai accaduto di vedere il
Commissario tecnico della Nazionale sulle tribune di uno stadio
durante le Finali Giovanili del calcio italiano. È accaduto ieri
sera quando, in occasione della finale Under 17 Serie A e B fra
la Roma e l’Inter, Roberto Mancini si è seduto al Del Conero di
Ancona, applaudendo le gesta delle promesse del calcio italiano.
La finale l’ha vinta la Roma che, imponendosi 2-1 sull’Inter, ha
vinto lo scudetto, l’ottavo nella categoria (record dell’Inter
eguagliato) e il secondo consecutivo per i classe 2006
giallorossi, che un anno fa si imposero nell’Under 16. Il filo
conduttore di questo successo è Manuel Nardozi che, esattamente
come lo scorso anno in finale col Milan, ha siglato il gol
decisivo.
Emozioni e gol che hanno riportato alla mente di Roberto Mancini
gli anni della sua gioventù. “Questa finale la giocai nell’82,
un Bologna-Bari che mi fa viaggiare indietro nel tempo” ha
raccontato durante l’intervallo di Roma-Inter. Quella finale,
che nel 1982 si giocava ancora andata e ritorno, vide proprio
Mancini protagonista: l’attuale Ct fu decisivo con una doppietta
nel 4-1 della prima partita che mise al sicuro il risultato
prima della vittoria 1-0 in Puglia, che decretò il tricolore.
Una stagione, quella 81-82, molto significativa per il calcio
italiano, ma anche per un giovanissimo Roberto Mancini che,
oltre allo scudetto Allievi con il Bologna, esordì in Serie A
non ancora diciassettenne. Il 6 settembre dell’81, infatti, in
un Bologna-Reggina di Coppa Italia, Mancini entrò a inizio
ripresa al posto di Chiorri, assaggiando per la prima volta
l’erba dei “grandi”. Una settimana più tardi, arrivò la Serie A,
in un Bologna-Cagliari terminato 1-1: a sedici anni e 10 mesi
Mancini divenne il sesto giocatore più giovane di sempre a
esordire nel massimo campionato. Anche il primo gol fu precoce:
il 4 ottobre dell’81, al 78esimo minuto di Como-Bologna,
realizzò la rete del 2-2 con cui i rossoblù riuscirono a
pareggiare l’incontro. In quella stagione Mancini giocò tutte e
30 le partite, realizzando 9 reti complessive.
Sicuramente altri tempi, altro calcio, ma il futuro del pallone
italiano è sempre passato, e la storia Mancini insegna. (ANSA).