Resta da capire quanto tempo servirà per far decantare la situazione, diventata decisamente spinosa dopo la lettera del capo di gabinetto del Mef, Stefano Varone, sulla ratifica del Mes. Prima o poi quell’atto arriverà, è la convinzione diffusa nel governo, ma il percorso per giungere a un’inversione a U va gestito. FdI e Lega lo stanno facendo in maniera non del tutto allineata. Al partito della premier, che sta facendo i conti con la cruda realpolitik, serve tempo per inquadrare la ratifica in un contesto diverso. Serve una narrazione che cambi il quadro, il ragionamento ricorrente. Ma la Lega anche ora è pronta alle barricate. “Non ritengo che ci sia bisogno di mettersi in mano a Fondi stranieri – la linea di Salvini – e a soggetti stranieri anche perché 600.000 italiani nei giorni scorsi hanno sottoscritto i buoni del Tesoro per più di 18 miliardi di euro”.
L’Italia non ha ratificato il Mes, ed è l’unica fra i Paesi europei interessati, Salvini punta a una discussione con voto in Parlamento. Questo accade poche ore dopo la visita in Italia della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola che aumenta il pressing sulla necessità che il Mes venga ratificato da tutti i Paesi.
La maggioranza giovedì ha disertato il voto in Commissione Esteri alla Camera lasciando il campo libero alle opposizioni: il testo della proposta di ratifica, attesa da calendario in Aula il 30 giugno, è passato con i voti di Pd e Terzo Polo, mentre M5s e Alleanza Verdi-Sinistra si sono astenuti. Il Consiglio dei ministri è stato invece rinviato a martedì.
Alcuni giorni fa, in una lettera firmata dal capo di gabinetto del ministero dell’Economia e inviata alla Commissione Esteri della Camera, il dicastero di via XX Settembre ha scritto: “Non si rinvengono nell’accordo modifiche tali da far presumere un peggioramento del rischio legato a suddetta istituzione. Inoltre non si ha notizia che un peggioramento del rischio del Mes sia stato evidenziato da altri soggetti quali le agenzie di rating che hanno invero confermato la più alta valutazione attribuitagli anche dopo la firma degli accordi sulla riforma. Rispetto alle prospettive degli altri Stati membri azionisti del Mes l’attivazione del supporto rappresenterebbe, direttamente, una fonte di remunerazione del capitale versato e, indirettamente, un probabile miglioramento delle condizioni di finanziamento sui mercati”. Giorgetti è preoccupato perché se il voto fallisse, non potremmo essere ripetuto prima di sei mesi e questo minerebbe la reputazione internazionale del paese, i rapporti con l’Europa e le valutazioni da parte delle agenzie di rating.
“Sin dall’inizio della legislatura la mia policy è quella di rispondere a ogni domanda sulle mie competenze. Per quanto riguarda il Mes, il Governo ha già detto che si rimette alle decisioni del Parlamento, quindi ovviamente seguendo questa indicazione mi rimetto alle decisioni che verranno assunte”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, nel corso del suo intervento al cinquantaduesimo convegno annuale dei Giovani imprenditori di Confindustria, in corso di svolgimento a Rapallo: “Sono molto rispettoso delle competenze del Parlamento e delle forze politiche ivi espresse – ha aggiunto – Proposta di Monti? E’ un senatore a vita e si esprime giustamente per come ritiene”.
“Il fronte europeo più caldo è quello del Mes. Che hanno fatto i nostri patrioti, le forze di maggioranza ieri alla Camera? Hanno disertato questo fronte, non riescono a prendere una posizione. La nostra posizione invece è molto chiara, io mi sono ritrovato con un paese in piena pandemia e mi sono battuto per non attivarlo”. Così il presidente del M5s, Giuseppe Conte, intervenendo anche lui al convegno dei Giovani imprenditori di Confindustria.
“Il mandato che gli elettori hanno dato a Meloni è di andare in Europa a combattere per il Pos, di fare le norme sul rave party o di rimangiarsi tutte le promesse che ha fatto?”, domanda quindi l’ex presidente del Consiglio, tornando al Mes: “Io ho sempre sostenuto la sua inadeguatezza non per ragioni ideologiche, ma perché è un accordo intergovernativo e quindi non completamente comunitario. In più ha uno stringente, a tratti giugulatorio, meccanismo di vigilanza finanziaria, al punto tale che ormai si accompagna con esso uno stigma nei mercati finanziari. Se oggi un paese dovesse attivare il Mes correrebbe il rischio di una ricaduta, di un allarme su mercati finanziari”. “Adesso si assumano la responsabilità le forze di maggioranza di approvarlo o meno, noi ci asterremo”, conclude Conte.
“Abbiamo trovato grave il passaggio di ieri, in cui i partiti di maggioranza, per loro divisioni, hanno disertato la votazione sul Mes alla Camera: credo che questo sia un tema di credibilità internazionale dell’Italia rispetto agli impegni che sono stati presi e, da giurista, posso dire: pacta sunt servanda“. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein allo stesso congresso dei Giovani imprenditori. “Auspichiamo invece una celere ratifica di questo trattato”, che “non significa chiederne naturalmente l’attivazione”, sottolinea. “Penso che sia stato un passaggio spiacevole e anche grave: non si è mai visto che una maggioranza disertasse una votazione e rimanessero a votare le forze di opposizione“, conclude.
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