(di Francesca Chiri)
(ANSA) – ROMA, 25 GIU – Il fascino dell’esotico e del
mistero, la contaminazione con i culti orientali, le
aspirazioni alla deizzazione, il desiderio di conoscenza e anche
di apertura verso mondi e culture diverse. E’ questo il filo
lungo il quale scorre il racconto del legame di Roma. con
l’antico Egitto: alla Domus Aurea va in scena L’Amato di Iside.
Nerone, la Domus Aurea e l’Egitto, la mostra ideata e
organizzata dal Parco archeologico del Colosseo e curata dalla
direttrice, Alfonsina Russo.
“L’Egitto ha sempre esercitato un fascino sui Romani perché è
una terra di scienza e di filosofia, una terra esotica da cui
provenivano merci preziose, come l’incenso. L’Egitto era un
luogo di smistamento di merci che provenivano dall’Arabia: dal
Nilo risalivano fino ad arrivare al porto di Alessandria e da lì
queste merci preziose venivano portate in tutti i luoghi del
Mediterraneo, tra cui Roma. L’Egitto era un luogo per eccellenza
di fascino ma anche dell’ignoto. Nerone, ad esempio, inviò delle
spedizioni alla ricerca delle sorgenti del Nilo, una questione
che è sempre stata un enigma per gli antichi e che venne risolta
solo nell’ 800. Attraverso queste spedizioni c’era quindi un
avvicinamento verso il luogo Egitto anche come luogo di
conoscenza. Era insomma un luogo di fascinazione” a tutto
tondo, racconta all’ANSA, l’archeologa Alfonsina Russo.
E da fascinazione fu colto anche Nerone, formato da precettori
come Cheremone, direttore della biblioteca di Alessandria e,
Seneca, autore di un’intera opera sull’Egitto. E poi influenzato
nella vita adulta dalla vicinanza con Poppea Sabina, la moglie
che apparteneva ad una famiglia vicina ai culti di Iside. Anche
lui, da imperatore, forse venne sedotto dall’accezione divina
del potere che il culto isiaco gli offriva.
“Nerone aveva una concezione della regalità e del potere che
era quasi teocratica; basti pensare al Colosso di Nerone,
l’enorme statua di bronzo dorato che raffigura l’imperatore
nelle sembianze di un dio. Lì si rappresenta come Ammone, il dio
del sole: questo tipo di concezione ha un’ascendenza orientale,
egizia, perché anche il faraone si identificava con Ammone e
quindi il sole. La stessa Iside è una divinità legata al
concetto di regalità e la stessa parola Iside nella lingua
egizia significa Trono. Quindi, l’intronizzazione dei faraoni
fu poi l’intronizzazione dello stesso imperatore. E il trono era
il simbolo del potere ma con un richiamo politico e religioso”.
La mostra, però, è nata “perché restaurando il monumentale
Criptoportico che collega i due cortili pentagonali, e ripulendo
una parete di questo lunghissimo corridoio, sono emerse delle
figure che rimandano a Iside, Anubi e a tutti i sacerdoti isiaci
portatori d’acqua, l’acqua sacra del Nilo. Partendo da questo
spunto abbiamo approfondito il rapporto tra Nerone e l’ Egitto,
quindi non solo con Alessandria ma anche con l’ Alto Egitto.
Sono stati ritrovati dei cartigli nei templi di Dendera e Philae
dove sono stati riscontrati dei cartigli con il nome di Nerone
Autokrator, l’amato di Iside, perché i due grandi templi erano
in diversi modi legati ad Iside”.
Poi c’è la seconda sezione della mostra dedicata all’Egitto a
Roma, dove sorgeva l’Iseo Campense, il Tempio dedicato ad Iside
e al suo consorte Serapide a Campo Marzio, inaugurato nel 43
a.c. “subito dopo l’uccisione di Cesare che portò a Roma
Cleopatra e che, proprio per assecondarla, le fece istituire una
serie di templi dedicati ad Iside. E quindi anche l’Iseo
Campense. Ma i culti di Iside, come racconta la mostra, ebbero
alterne fortune: Tiberio nel 19 d.c. per una vicenda legata ad
una donna concupita nel tempio lo fece distruggere, ne distrusse
le statue e le gettò nel Tevere, dove sono state ritrovate e i
cui resti si possono vedere nella mostra. Poi, con la dinastia
dei Flavi, ci fu di nuovo una grande diffusione dei culti
isiaci: tant’ è che possiamo vedere Domiziano in veste di
faraone, una statua che viene dal museo di Benevento. Poi
abbiamo delle teste in marmo che provengono dal Palatino e
quindi da un palazzo imperiale. E questo – conclude Russo – la
dice lunga sull’importanza che Iside ebbe per tutti gli
imperatori”. (ANSA).