Dall’ordinanza con cui il gip di Roma ha disposto i domiciliari per il ventenne, accusato di omicidio stradale aggravato, è emerso che “la velocità eccessiva della Lamborghini e la violenza dell’impatto contro la Smart sono avvalorate dall’assenza di tracce di frenata prima dello stesso, e dalla presenza invece di segni di scarrocciamento dopo la collisione, impresse dalla Smart per metri 21,70”. Secondo quanto si legge nel provvedimento, il veicolo avrebbe raggiunto i 124 chilometri orari in via Macchia di Saponara (oltre il limite dei 30 in quel tratto di strada), a Casal Palocco, pochi istanti prima di impattare con la Smart.
I pm hanno quindi affidato rilievi per stabilire con massima precisione i parametri dell’auto in quei momenti. Secondo alcuni dei passeggeri che erano all’interno della Lamborghini l’auto viaggiava oltre i limiti consentiti in quella strada, ma la percezione non sarebbe stata di una velocità che raggiungesse i 120 chilometri orari. Elementi che affiorano dalle testimonianze di chi era a bordo della super car, citate nell’ordinanza cautelare: nell’auto erano in cinque e almeno due erano intenti a registrare dei video utilizzando il cellulare e una GoPro. “Ho avuto sicuramente la percezione che stessimo viaggiando ad una velocità compresa tra i cinquanta chilometri orari e i cento. Ne avevo avuto la certezza una volta vista la Smart.
Anche un altro ragazzo che era a bordo si era raccomandato con Matteo di andare piano sia pochi minuti prima dell’incidente, sia nei giorni precedenti. Al momento dell’incidente stavo registrando con la camera piccola mentre un altro amico stava utilizzando quella grande”, ha riferito un testimone. Sulla dinamica dell’incidente sta cercando di far luce anche la polizia municipale, mettendo insieme le immagini delle telecamere posizionate in via di Macchia Saponara, a circa 250 metri di distanza dall’incrocio con via Archelao di Mileto, dove è avvenuto l’impatto, ma anche quelle sull’altro lato della strada, che potrebbero aver ripreso il passaggio del bus Atac il cui autista è di fatto un testimone oculare. I legali del giovane, i quali negano che il giovane stesse superando un veicolo nei pressi dell’incrocio, puntano invece a dimostrare che la mamma del bimbo possa aver tagliato la strada alla Lamborghini guidata da Di Pietro, senza dargli la dovuta precedenza.