Nanterre, banlieue in fiamme per Naël ucciso a diciassette anni dalla polizia
La giornata era iniziata con la marcia di Nanterre. Alla testa del corteo la mamma di Nahel, Mounia, in piedi su un furgoncino come una madonna del pianto. “Giustizia per Nahel” è scritto sulla maglietta bianca.
La donna che ha perso suo figlio martedì mattina — un banale controllo stradale finito in tragedia nazionale — apre la marcia bianca che parte da place Nelson Mandela, accanto a dove il diciassettenne è stato freddato da un poliziotto. Slogan: “Tutti odiano la polizia”, “La polizia uccide”, “Le nostre vite sono in pericolo”.
Il corteo dura poco nella sua forma pacifica. Dopo appena un’ora la gente si disperde, i primi cassonetti vengono incendiati, la polizia comincia a lanciare lacrimogeni. “Non c’è pace senza giustizia”, recita un altro cartello. Nanterre si prepara a una terza notte di scontri, e così la Francia intera.
Assa Traoré, figura di spicco nella lotta contro la violenza della polizia, è schierata a fianco di Mounia, circondata da un cordone di sicurezza e protetta dai giornalisti. “Marciamo per Nahel, e marciamo per tutti quelli che non hanno avuto una videocamera per riprendere la loro morte”, dice l’attivista.
Se non ci fosse stato un filmato a riprendere quel gesto di un poliziotto, “inspiegabile”, come ha ammesso lo stesso Emmanuel Macron, la fine di Nahel sarebbe probabilmente stata derubricata a legittima difesa della polizia. I due poliziotti in moto coinvolti nel dramma avevano già messo agli atti di essere stati minacciati, sostenendo che macchina di Nahel stava tentando di investirli.
Da ieri l’agente di polizia che ha sparato è accusato di omicidio colposo e agli arresti. Decisione insolita in questo tipo di casi, che ha immediatamente suscitato la rabbia dei sindacati di polizia, convinti che il governo abbia interferito nel procedimento giudiziario in corso.
Nell’annunciare la richiesta della custodia cautelare per il poliziotto, il procuratore di Nanterre ha spiegato: “Il pubblico ministero ritiene che non siano state soddisfatte le condizioni legali per l’uso dell’arma”. Dopo tanti casi in cui i famigliari delle vittime hanno avuto la sensazione di vedere indagini insabbiate e archiviate, ora c’è l’urgenza di lanciare un segnale per fermare una spirale che evoca le rivolte del 2005. La morte di due ragazzini, inseguiti da agenti a Clichy, aveva provocato ventuno giorni consecutivi di violenze e scontri. E alla fine il governo di destra era stato costretto ad approvare il coprifuoco.
Dietro le quinte, è una misura estrema che non viene più esclusa. “Vediamo come andrà la prossima notte” confida una fonte del ministro dell’Interno a Repubblica. Dopo la notte di mercoledì, in cui il livello di violenza è ulteriormente aumentato — con scuole, commissariati, tribunali attaccati in diverse città — alcuni piccoli comuni hanno già deciso ieri sera di vietare la circolazione a partire dalle 21, mentre in tutta la regione parigina i servizi notturni di bus e tram sono stati sospesi. “La giustizia deve poter fare il suo lavoro” chiede la premier Elisabeth Borne. “Solo i tribunali possono stabilire la verità e placare la rabbia” insiste.
Ma la giustizia è lenta, e il rapporto di fiducia con chi vive nelle banlieue è compromesso da anni, come per altre istituzioni della République. In un comunicato, i legali della famiglia di Nahel deplorano il fatto che “il pm stia nascondendo la possibile complicità nell’omicidio volontario del secondo agente di polizia e la possibile falsificazione di documenti pubblici derivante dalle iniziali dichiarazioni false del tiratore”. Gli avvocati chiedono di trasferire l’inchiesta via da Nanterre, “presso un altro tribunale dove ci possa essere un’indagine obiettiva, indipendente e imparziale”.
Nel film Athena, presentato al festival di Venezia, Romain Gavras aveva immaginato come l’uccisione di un ragazzino di banlieue da parte della polizia poteva far precipitare la Francia nella guerra civile. Un film al centro di polemiche, accusato di proporre una visione apocalittica. Impossibile non pensare a quel racconto western ultraviolento in queste ore.
“Non vuole parlare — fanno sapere nell’entourage di Gavras — e ancora di meno in questo momento”. Athena è stato girato a Evry, a Sud della capitale. I toni da tragedia greca valgono anche per una banlieue più a Nord come Nanterre, in cui tanti giovani di periferia si specchiano e si riconoscono.
VIDEOCONFERENZA JUVENTUS VIGILIA BENFICA 28-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…
VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA NAPOLI-JUVENTUS 24-01-2025 Buon giorno, ben ritrovate e ben ritrovati a tutte e…
VIDEOCONFERENZA TEUN KOOPMEINERS E THIAGO MOTTA VIGILIA CLUB BRUGGE-JUVENTUS 20-01-2025 Rieccoci qua, ben ritrovate e…
VIDEOCONFERENZA MOTTA VIGILIA JUVENTUS-MILAN 17-01-2025 SONO TORNATO! Almeno spero definitivamente! Ho trascorso un periodo davvero…
VIDEOCONFERENZA MOTTA E CAMBIASO VIGILIA LIPSIA-JUVENTUS 01-10-2024 Buon Martedì sera a tutte e tutti Voi,…
VIDEOCONFERENZA MOTTA POST GENOA-JUVENTUS 28-09-2024 + VIDEOCONFERENZA KOOPMEINERS POST GENOA Super mega saluto a tutte…