Terzo elemento è quello relativo ai segnali più accomodanti dalla Cina, in particolare per quanto riguarda gli stimoli alla crescita considerato che ha affrontato con fatica la fase post-covid”. In questo contesto positivo per i mercati, le banche centrali restano le sorvegliate speciali. Una serie di dati macroeconomici giunti questa settimana ed altri in arrivo la prossima, spingono gli investitori a credere che i banchieri centrali avranno un atteggiamento più cauto sulla politica monetaria. In undici mesi “abbiamo subito già otto rialzi del costo del denaro e quello di luglio sarà purtroppo il nono. Così aumentano le difficoltà per le famiglie e le imprese”, tuona il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Ed è in questo contesto che i rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato una lieve flessione.
Lo spread tra Btp e Bund tedesco ha chiuso stabile a 167 punti, con il tasso del decennale italiano in calo di 2 punti base al 4,06%. Calano anche i rendimenti del titoli a dieci anni della Germania (2,38%), della Spagna (3,37%) e della Grecia (3,62%). Quello che si appena concluso rappresenta un semestre di significati risultati per i mercati azionari globali, con lo Stoxx 50, l’indice che raggruppa le principali società quotate dell’eurozona, che guadagna il 16%. La Borsa di Milano indossa la maglia rosa dei listini europei, con una performance che ha registrato una crescita del 19,02% dall’inizio dell’anno. Nel Vecchio continente in seconda posizione si attesta Madrid che guadagna nel primo semestre il 16,57%. Seguono Francoforte (15,98%), Parigi (+14,31%) e Londra con un marginale +1,1%.
Una situazione che vede in Europa alcuni indici “con delle importanti performance e con l’America che si appresta a corrente verso i massimi che non vedeva da oltre un anno”, conclude Longo. Fuori dai confini europei i risultati del primo semestre sono ancora più marci. Il Nasdaq si appresa ad archiviare i primi sei mesi dell’anno con una crescita di oltre il 30%. Buona anche la performance dello S&P 500 che sale oltre il 15%, ai massimi da quattro anni. In Asia si mette in mostra Tokyo che ha guadagnato il 27,2% mentre arranca la crescita cinese con Hong Kong che, nei primi sei mesi, cede il 4,3%, Shanghai e Shenzhen che guadagnano intorno al 3,7 per cento. La situazione dei listini asiatici “è influenza molto dalla Cina che ha avuto qualche difficolta nella ripresa economica post-pandemia”, spiegano gli analisti.