Durante la procedura accelerata è introdotta la possibilità del trattenimento del richiedente asilo. Entro 7 giorni dalla ricezione della domanda dovrà esserci una risposta dalla Commissione territoriale asilo. Se ci sarà il rigetto della domanda scatterebbe il rimpatrio, naturalmente in accordo con il Paese di provenienza del migrante. Finora il ricorso bloccava l’espulsione, la nuova legge riduce questa possibilità. Si vedrà se le norme riusciranno a far crescere il numero di rimpatri, storicamente un punto dolente: poco più di 3mila ne sono stati realizzati lo scorso anno. Mentre i Cpr vengono spesso devastati dagli stessi ospiti. Il confronto con il ministero della Giustizia servirà anche a mettere a fuoco la possibilità di trattenere in strutture che sarebbero detentive i richiedenti asilo. Il Garante dei detenuti ha più volte criticato i Centri.
Deciso ad andare avanti Piantedosi. “Noi – ha sottolineato il ministro – puntiamo a creare infrastrutture di trattenimento nei luoghi più prossimi alla frontiera dove eseguire la valutazione della sussistenza dei presupposti per essere ammessi allo status di rifugiato oppure essere destinati all’espulsione, assicurando comunque il rispetto di tutti i diritti della persona”. Oltre all’aspetto giuridico, c’è anche quello logistico. Dove realizzare questi Centri? Il commissario all’emergenza Valerio Valenti ha spiegato che, oltre a rimettere a posto i Cpr danneggiati ed a istituirne di nuovi, saranno realizzate speciali aree di trattenimento negli stessi hotspot. E non ha escluso che il primo ‘hotspot/hub per l’espulsione’ possa essere attivato a Lampedusa. Per la Calabria si pensa a Crotone. Nel frattempo, la nuova ondata di arrivi degli ultimi giorni ha portato il totale del primo semestre dell’anno a quota 65mila, il 135% in più rispetto ai 27mila dello scorso anno. In azione anche la flotta umanitaria con la Ocean Viking approdata a Bari con 86 persone, la Mare*Go diretta a Trapani con 41 e la Humanity 1 a Ortona con 36. Numeri bassi rispetto al passato, grazie alle misure messe in campo dal Governo che vietano soccorsi multipli e spediscono in porti molto lontani le navi ong.