A questa missione l’Italia collabora in modo importante sotto la guida dell’Agenzia Spaziale Italiana, con Istituto Nazionale di Astrofisica, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e numerose università, fra le quali quelle di Bologna, Ferrara, Torino, Genova, del Salento e Trieste, Statale di Milano, Sapienza di Roma, Roma Tre, Sissa e Cisas. L’Asi, con Inaf e Infn, guida anche l’Associazione temporanea d’Imprese che ha contribuito agli strumenti, con Ohb Italia mandataria, Sab Aerospace e Temis mandanti.
Dopo il lancio, Euclid viaggerà per circa un mese per arrivare a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, nel cosiddetto punto di Lagrange 2 (L2), dove l’influenza di Terra, Luna e Sole si equilibrano e il satellite potrà lavorare indisturbato. Una volta giunto a destinazione, impiegherà altri due mesi per testare e calibrare gli strumenti scientifici con i quali realizzerà la più grande e precisa mappa 3D dell’Universo.
“Nei prossimi sei anni Euclid osserverà circa un terzo del cielo, costruendo delle enormi mappe sia della distribuzione delle galassie, e quindi della materia a noi visibile, sia della materia della cui presenza ci accorgiamo solo attraverso i suoi effetti gravitazionali, e per questo oscura”, spiega Luigi Guzzo, docente di astronomia e astrofisica all’Università Statale di Milano e tra i fondatori, nonché coordinatore scientifico, del progetto. “Possiamo pensare a Euclid come a un grande progetto cartografico, che ricostruirà la geografia di un enorme parte dell’Universo che ci circonda. Euclid produrrà un database di immagini, misure e informazioni relative a miliardi di galassie su un terzo del cielo visibile, lasciando un’eredità inestimabile per i ricercatori dei prossimi decenni”.