(ANSA) – BUENOS AIRES, 04 LUG – Il problema della pesca
illegale portata avanti dalla flotta mercantile cinese di fronte
alle coste dell’America Latina e le denunce di abusi e
trattamenti inumani nei confronti degli equipaggi di queste
imbarcazioni sono tornati prepotentemente a galla questo fine
settimana grazie al ritrovamento in Uruguay di un messaggio in
una bottiglia con una richiesta disperata di aiuto.
“SOS. Sono un membro dell’equipaggio della nave Lu Qing Yuan
Yu 765. Mi hanno rinchiuso nella nave, quando ritroverete questo
messaggio chiamate la polizia”, c’era scritto nel biglietto
ritrovato domenica da una donna nella spiaggia di Portezuelo, un
centinaio di km a est di Montevideo.
Il messaggio era in cinese, ma la scritta SOS era
inconfondibile e sufficiente per attivare l’allerta delle
autorità che una volta tradotto il biglietto hanno individuato
la nave al largo delle acque di Montevideo.
L’ispezione portata avanti lunedì dalla magistratura con
l’aiuto della prefettura uruguaiana, riferisce oggi il
quotidiano El Observador, sebbene non abbia evidenziato nessuna
irregolarità dal punto di vista della documentazione legale ha
rilevato invece un conflitto tra equipaggio e datore di lavoro.
I marinai denunciavano di essere in viaggio ininterrottamente
da due anni senza scali nonostante il loro contratto fosse
scaduto il 29 giugno e che il datore di lavoro aveva comunicato
che non avrebbe pagato il salario oltre la scadenza.
Nessun membro ha ammesso invece di essere l’autore del
messaggio e non è stata constatata nessuna situazione di
privazione della libertà.
Un recente rapporto sul traffico di persone del dipartimento
di Stato Usa segnala tuttavia, in linea con le denunce di
numerose ong, che dalla flotta di pescherecci cinese sbarcano
nel porto di Montevideo almeno un marinaio morto al mese.
Lo stesso documento segnala casi di abusi fisici e lavoro
forzato, inclusi salari non pagati, confisca di documenti così
come denunce di omicidi avvenuti in mare aperto. (ANSA).