Vince un libro il cui centro è nel corpo, nei corpi.
Scritto da un’autrice il cui corpo non c’è più, perché lei, Ada D’Adamo, è scomparsa il primo aprile di quest’anno, subito dopo aver saputo di essere entrata nella dozzina del Premio Strega con il suo memoir, “Come d’Aria”, dedicato alla difficile esperienza personale di madre di una bambina affetta da una grave malattia congenita.
Nata a Ortona nel 1967, diplomata all’Accademia Nazionale di Danza e laureata in Discipline dello Spettacolo, Ada D’Adamo conosceva bene il corpo in tutte le sue declinazioni. Non era una scrittrice professionista, ma aveva prodotto diversi saggi sulla danza e sul teatro.
Poi, nel 2005, qualcosa cambia nel profondo. Il punto di svolta è la nascita della figlia, con una rara forma di malformazione cerebrale. Lei si chiama Daria, e su quel nome si gioca il titolo del libro che oggi vince il premio letterario forse più ambito in Italia: Daria, d’aria, la bambina nata con una disabilità è “come d’aria” per chi le vuole bene da vicino.
Ma un altro evento segna drammaticamente l’esperienza dell’autrice: Ada stessa scopre nel 2017 di avere a sua volta un tumore e di doversi sottoporre a cure pesanti. Ha paura di perdere il contatto fisico con la bambina. Ha paura delle solitudini che emergono dalle fragilità dei corpi, che scavano dentro: come il punteruolo delle palme “che rosicchia la pianta dall’interno piano piano, la trasforma in un involucro pieno di segatura” – scrive lei.
Chi voglia cercare i protagonisti del libro li troverà dunque nei corpi, ma anche e soprattutto negli affetti, uniti in modo inscindibile: il racconto fonda sulla vita, sull’esperienza personale, ma procede come a passo di danza, in modo lucido e commovente.
“Mi auguro che leggerlo possa aiutare le persone a sentirsi meno soli, specie chi si trova nella sfortunata condizione di Ada”. Lo ha presentato così Loretta Santini, editor della casa editrice Elliot, che ha fatto le veci dell’autrice in tutti questi mesi. Accanto al marito della D’Adamo, Alfredo Favi, che anche stanotte è salito a ritirare il premio come aveva fatto per lo Strega Off e lo Strega Giovani.
Lucido e commosso, anche lui.
Nei 77 anni di storia del Premio è la terza volta di una vittoria postuma: era già accaduto con “Il gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel 1959, e con “Passaggio in ombra” di Maria Teresa Di Lascia, nel 1995.
Non è la prima volta che vince un piccolo editore, ma nella logica dello Strega la cosa è sempre degna di nota.
La cinquina che concorreva per l’edizione 2023 – atteso ritorno alla normalità dopo la pandemia – era composta da quattro scrittrici e un solo autore, Andrea Canobbio, che ha firmato “La traversata notturna”, pubblicato da La Nave di Teseo. Tra i testi più votati quello di Rosella Pastorino, “Mi limitavo ad amare te”, di Feltrinelli, protagonista di un testa a testa appassionante al momento dello spoglio. Poi c’erano Maria Grazia Calandrone con “Dove non mi hai portata”, di Einaudi, e Romana Petri con “Rubare la notte”, pubblicato da Mondadori.
Alfredo Favi, marito di Ada d’Adamo, ritira il Premio Strega 2023, Roma
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