A quanto si apprende dall’agenzia Agi, la notte dell’incendio nella Rsa non c’era nessun medico in servizio. Due medici si erano dimessi nei mesi scorsi, ma non ne era stato preso ancora uno in sostituzione.
Il presidio dei pompieri nella struttura gemella
Ormai la maggior parte del lavoro è stata fatta ma i vigili del fuoco continueranno a restare con una squadra nella zona di via dei Cinquecento. Si tratta di un presidio per la struttura ‘gemella’, la rsa Virgilio Ferrari, che presenta lo stesso problema all’impianto antincendio della “Casa per coniugi” dove i rilevatori di fumo erano da tempo fuori uso. In questo modo la residenza per anziani, dove sono stati trasferiti parte degli ospiti della rsa incendiata, potrà restare aperta.
Nel frattempo, i vigili del fuoco si preparano a fare controlli antincendio nelle altre case per anziani della provincia, controlli che erano già effettuati a campione, e che ora saranno eseguiti a tappeto.
Gli anziani ricoverati
Sono stati dimessi ieri sera i due pazienti, casi più lievi, che si trovavano ricoverati presso l’Ospedale Policlinico di Milano, lo scrive l’Agi. Erano stati portati nel nosocomio milanese a causa dell’incendio. Restano ancora in ospedale i casi più gravi.
E’ ancora intubato e lo sarà anche nei prossimi giorni, invece, il 62enne ricoverato in terapia intensiva al Policlinico di Milano che è l’intossicato più grave dell’incendio. Ha lasciato la terapia intensiva e si trova ora in un reparto ordinario la donna di ottant’anni che era arrivata al Policlinico in codice rosso, mentre sono stati dimessi gli altri due intossicati portati nell’ospedale.
Le testimonianze
La dipendente – “I campanelli nelle camere degli ospiti non funzionavano, quelli che servono quando gli anziani hanno bisogno di assistenza”. A dirlo è una dipendente della Rsa. La donna è arrivata questa mattina per recuperare le sue cose dopo l’incendio, era in malattia e non era presente nella Rsa ultimamente. La donna ha detto che sapeva dei problemi dell’antincendio. “Ho sentito un giorno un addetto dell’antincendio che è venuto a fare la guardia perché non funzionava l’impianto, quindi lo sapevo”.
“Le sigarette gliele davano alla portineria, era una regola”. Davano due o tre sigarette al giorno, a chi fumava”. Lo ha spiegato un’altra dipendente che da anni lavora nella Rsa dove venerdì notte è scoppiato l’incendio, forse partito da una sigaretta fumata in una delle camere. La donna, che preferisce rimanere anonima, ha parlato visibilmente scossa quasi con le lacrime agli occhi perché queste persone, ha detto, “sono come la nostra famiglia”.
“Per dire che fumavano in camera avrei dovuto vederlo – ha chiarito -, ma non l’ho mai visto. Però sono cose che possono capitare perché nella struttura ci sono ospiti che fumavano e ricevevano sigarette. Gliele davano una alla volta e loro andavano fuori e fumavano. Poi come facciamo a sapere se i familiari gliele davano di nascosto? Io da tanti anni che lavoro qui ricordo un ospite a cui abbiano dovuto cercare le sigarette anche nel pannolone perché sapevamo che voleva fumare”.
L’ospite dell’Rsa salvato – “Se c’è un dirigente che sapeva e che non ha fatto niente, direi che è un criminale”: Cesare Tosi è uno degli ospiti della Rsa Casa per coniugi salvato. “Combinazione – ha raccontato al Tg1 – con due delle signore che sono morte avevo parlato qualche ora prima”. “Morire non mi fa così paura, ma è come morire…” ha detto raccontando che a sollevarlo, metterlo su una sedia a rotelle e farlo uscire è stato un vigile del fuoco. “Mi ha preso in braccio perché proprio non mi muovo e mi ha messo sulla sedia a rotelle e mi ha portato giù, sul marciapiedi. E questo è stato il mio salvataggio”.
Nella sua stanza non si è sentito nessun allarme: “assolutamente no, né il getto dell’acqua che era sopra il letto. Proprio era una cosa da non poter respirare e non è venuta giù nemmeno una goccia”. “Se c’è un dirigente che sapeva e che non ha fatto niente, direi che è un criminale. Se non lo sapeva, per carità, lo scuso, ma se lo sapeva e non ha fatto nulla – ha concluso -, che persona è? D’accordo anziani, ma con oltre duecento persone non si può”.
L’amico di Cesare – “Cesare ha quasi 80 anni – racconta Roberto Tomiroti amico dell’anziano -. Lui non ha parenti, non ha familiari, ha solo noi amici, quindi, sono venuto a recuperare le sue cose. Cesare alloggiava ”al nucleo 5 quello accanto a dove è scoppiato l’incendio. Lui ha un carattere molto forte quindi, passato lo spavento, mi ha detto, ‘per questa volta ancora me la sono cavata’”. Poi continua: “Avevo notato le trombe simili a quelle da stadio messe per avvisare se fosse scoppiato un incendio o per dare un allarme, erano appese alle pareti. Avevo pensato che fosse strano ma ho immaginato che fosse per dare qualche allarme”, spiega Tomiroti. Quando ha visto quelle trombe appese alle pareti non ho immaginato “che fosse dovuto al fatto che mancava un sistema di allarme adeguato – ha aggiunto -. Sono rimasto sorpreso da quello che è successo perché non mi aspettavo che ci fossero gli impianti antincendio non funzionanti e le porte taglia fuoco che non funzionavano, io ho letto questo almeno, che non funzionavano”.
Il vicino – Quello che è successo nella Rsa di Milano “era una tragedia annunciata”. A dirlo è Antonio Lunanova che abita a pochi passi dalla struttura che, per circa dieci anni, ha ospitato sua zia, morta poco prima della pandemia. È quindi una struttura che conosce “molto bene” e infatti quando è successa la tragedia quella mattina è subito accorso davanti per capire la situazione. “Noi eravamo arrivati ad un punto tale che portavamo i cioccolatini all’infermiera di turno perché non riuscivano a stare dietro a tutti i pazienti – ha detto – e per accattivarsi le simpatie di qualcuno si arrivava a questo”. Alla base di queste problematiche “c’è il tema del poco personale, noi facevamo a turno io e mi sorella a stare appresso a mia zia e la cosa era triste”, ha aggiunto.
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