Dopo le ultime rivelazioni su un caso diventato vero e proprio “romanzo criminale”, simbolo di quei misteri d’Italia alimentati da silenzi, omissioni, coperture e su cui da sempre si solleva un muro di gomma per impedire la ricerca della verità, Pietro Orlandi ha deciso di convocare una conferenza stampa per fare alcune puntualizzazioni.
Al centro delle polemiche, in sostanza, il nome dello zio di Emanuela, Mario Meneguzzi, deceduto da tempo e marito di Lucia Orlandi, zia paterna della ragazza scomparsa. Le indiscrezioni sono trapelate da un carteggio dell’epoca fra il cardinale Agostino Casaroli (allora segretario di Stato del Vaticano) con l’ex padre spirituale e confessore degli Orlandi; carteggio presente tra i documenti trasmessi dai magistrati della Santa Sede alla procura di Roma.
Il padre spirituale in questione sarebbe stato a conoscenza che Meneguzzi molestava la sorella maggiore di Emanuela, Natalina. Sempre all’epoca, quest’ultima avrebbe confidato di aver paura: le era stato intimato di tacere oppure avrebbe perso il lavoro alla Camera dei Deputati, dove Meneguzzi – che gestiva il bar – l’aveva fatta assumere qualche tempo prima.
Nell’incontro indetto oggi pomeriggio presso l’Associazione Stampa Estera, in via dell’Umiltà, Pietro Orlandi ha snocciolato dati e chiamato in causa la sorella Natalina. Che chiarisce subito: “La cosa risale al 1978, ma con mio zio non c’è stato nulla. Lavoravamo insieme, con mio zio, da lui sono state fatte semplici avances verbali, un regalino; poi, quando ha visto che non c’era nessuna possibilità, è finito tutto lì. Non c’è stato altro. Non dissi nulla a mio padre, solo al mio fidanzato Andrea, poi diventato mio marito. E ne parlai in confessione col nostro padre spirituale. E ora questa cosa insignificante è stata venduta come chissà quale scoop”.
Parole pesanti come pietre. Natalina Orlandi aggiunge: “Mi sorprende che questa storia sia uscita, e per giunta era storia chiusa”. Dice anche di essere stata “contattata da Becciu” nel 2017 (il cardinale Giovanni Angelo Becciu, attualmente a processo in Vaticano per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato e per l’acquisto del controverso edificio londinese di Sloane Avenue, ndr): “Vado con mio marito ma lui non lo fanno entrare. Dopo un giro di parole, [Becciu] mi dice che mio fratello insiste tanto per avere la documentazione, ma che in quei documenti c’era questa storia che mi riguardava, che risaliva al 1978. Ho detto che non avevo problemi, poi ho detto che avrebbero avuto sulla coscienza delle persone anziane che non sapevano niente, così come i miei cugini. E loro ne erano all’oscuro fino a ieri sera. Becciu quei documenti non me li ha comunque dati”.
Tocca poi a Pietro Orlandi, che cerca di ristabilire qualche verità: anzitutto, chiarisce che “Diddi (il procuratore vaticano che ha riaperto il caso, ndr) non sta lavorando per arrivare alla verità, sta lavorando per arrivare a una verità di comodo”. La seconda bordata è per l’intera istituzione: “Ieri il Vaticano ha calpestato le ultime briciole di dignità”. Orlandi precisa anche: “Mio zio era lontano da Roma, con i figli, nel paese dove vanno in vacanza” il giorno in cui Emanuela scomparve. Poi, si rivolge direttamente ai componenti di Palazzo Madama, che si accingono a dare l’ok definitivo alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso (il voto della Camera ha già dato parere favorevole): “Faccio appello ai senatori, sono convinto che la Commissione parlamentare possa portare alla verità e infatti il Vaticano la teme e non la vuole. Mi auguro che passi la votazione”. Infine, un ultimo riferimento che coinvolge direttamente il Pontefice: “Io sono convinto che Papa Francesco con l’apertura dell’inchiesta volesse fare passi avanti ma qualcuno sta facendo di tutto per spostare l’attenzione fuori dal Vaticano”.
“Quello che è successo ieri meritava un approfondimento perché siamo stati travolti da questa notizia. Ieri si è fatta macelleria della vita delle persone. Abbiamo appreso dal Tg La7 che si attribuirebbero delle responsabilità della scomparsa di Emanuela allo zio. Sono stati raccontati fatti privati di Natalina Orlandi, la sua vita è stata messa in piazza e macellata. Sarebbe stata una gran cosa se qualcuno, prima di quel servizio, avrebbe deciso di fare una telefonata” ha scandito la legale che assiste la famiglia, Laura Sgrò.
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