La vicenda provoca però nuove fibrillazioni in Rai, perché il direttore di Rainews Paolo Petrecca finisce nel mirino del cdr della testata che lo accusa di “tagli e omissioni inaccettabili”. Il comitato di redazione fa sapere che nei giorni scorsi una giornalista ha deciso di ritirare la firma sul pezzo per Rainews.it relativo al ”caso La Russa jr” e alla polemica legata ai commenti della ministra Roccella e di Filippo Facci, perché “il testo è stato stravolto rispetto alla versione da lei scritta” per scelta del direttore, “con la motivazione che non si trattava ‘di una notizia’”. “Posizione ovviamente inaccettabile”, sottolinea il cdr, che, di fronte alle mancate risposte di Petrecca, si dice pronto a portare la questione in azienda e in Commissione di Vigilanza. Dal comunicato del cdr si dissocia la componente sindacale Pluralismo e libertà, che parla di un attacco strumentale contro i colleghi. Nel pomeriggio poi il Movimento Cinque Stelle chiede “di fare chiarezza e motivare alcuni episodi poco edificanti che riguardano la sua testata”. Petrecca, in serata, fornisce la sua versione in audizione alla commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. “In quest’anno e mezzo sono stato molto criticato, spesso anche attaccato per motivi ideologici, non ho mai replicato, credo che nella vita la migliore risposta sia quella che viene dal lavoro” dice.
E poi aggiunge: “Ho intenzione di continuare a lavorare – spiega – senza avere cura delle speculazioni e dei commenti “da ballatoio”. In fondo si tratta di polemiche strumentali riportate da qualche giornale, spesso composto più, lasciatemelo dire, da pennivendoli dell’informazione che da seri cronisti”. In cda ha tenuto banco il caso Facci. Bria e Laganà, che hanno votato contro i piani di produzione per la prossima stagione, hanno sottolineato la gravità delle parole dell’editorialista (“una ragazza di 22 anni era indubbiamente fatta di cocaina prima di essere fatta anche da Leonardo Apache La Russa”) e chiesto di non procedere con la sua contrattualizzazione, che dovrebbe condurre da fine settembre una striscia quotidiana subito prima del Tg2 delle 13. I toni si sono anche accesi proprio quando Sergio ha parlato di strumentalizzazioni e precisato che intende riflettere sulla scelta, che comunque – ha assicurato – arriverà in tempi brevi. Una posizione contestata da Bria e Laganà, che hanno respinto qualsiasi accusa in tal senso e invitato l’Ad a decidere subito, ritenendo le parole di Facci incompatibili con il servizio pubblico. Sul tema è intervenuta anche la presidente Soldi.
“Filippo Facci è un giornalista di fama, che della provocazione intellettuale ha fatto una cifra stilistica – ha detto -. Ma la provocazione intellettuale nell’ambito del servizio pubblico deve sposarsi ad una trattazione della notizia rispettosa di tutti i soggetti coinvolti, nei contenuti e nel linguaggio”. “La decisione era da prendere oggi, a partire dalle nostre richieste e dalla dichiarazione della presidente, mentre l’Ad ha preferito continuare a riflettere – ha sottolineato Bria -. Non capisco su cosa debba ancora riflettere, visto che è stato chiaramente un errore pensare di contrattualizzare una persona non nuova a gravi e irrispettose provocazioni e in passato già sospesa dall’Ordine dei giornalisti per razzismo contro l’Islam”. “Non si può pensare di ridurre a questioni di contrasto o di strumentalizzazione politica tematiche di indubbia gravità”, ha aggiunto Laganà. L’opposizione continua a spingere per non far partire la collaborazione con l’editorialista, ma sul fronte opposto non manca chi, anche in azienda, fa notare che già in passato ci sono state uscite ritenute sconvenienti da parte di giornalisti della tv pubblica, ricordando le polemiche che recentemente hanno coinvolto Lucia Annunziata, e che, in caso di stop, occorrerebbe delineare un comportamento uniforme anche per il futuro con criteri il più possibile oggettivi.
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