Intanto, però, all’alba l’ambasciata svedese a Baghdad era stata incendiata durante una manifestazione organizzata dai sostenitori del leader religioso Moqtada Sadr proprio per protestare contro l’azione annunciata: e autorizzata (come d’altronde quella di fine giugno). Sì, perché anche se in diverse parti della Svezia, è vietato fare roghi o bruciare oggetti per motivi ambientali, “Il diritto costituzionale alla libertà d’espressione ha la precedenza sui divieti temporanei di incendio” come ha detto il portavoce della polizia Boström Thomas spiegando che la polizia sarebbe intervenuta solo in caso di “pericolo effettivo e non una minaccia di pericolo”. L’azione, ha spinto il governo di Stoccolma a convocare l’ambasciatore iracheno. Per tutta risposta, nel pomeriggio, Baghdad ha espulso l’ambasciatore svedese, minacciando pure di “rompere le relazioni” con Stoccolma se nuovi roghi dovessero avvenire.
Il primo ministro iracheno Mohamed Chia al-Sudani, ha infatti definito l’accaduto “gesto provocatorio, minaccia per la pace” e pure “incitazione alla cultura dell’odio e della violenza”. In realtà, durante l’assalto la polizia irachena è intervenuta con idranti e manganelli elettrici per disperdere la folla e il governo ha invitato le forze di sicurezza ad aprire un'”inchiesta urgente” sui fatti. Anche se poi, durante la riunione di sicurezza presieduta dal capo del governo a Baghdad è stata espressa una dura condanna per l’incendio dell’ambasciata, assicurando che i responsabili (una ventina già arrestati) saranno processati.
Reazioni si sono registrate in tutto il mondo. L’Unione Europea ha voluto ribadire che “La Commissione è sempre stata chiara sul fatto che le manifestazioni di razzismo, xenofobia e relativa intolleranza non hanno posto in Europa, non sono compatibili con i nostri valori”. Sulla vicenda si è espressa pure la Missione delle Nazioni Unite in Iraq che ha condannato l’incendio dell’ambasciata svedese: “L’attacco è da condannare. Mentre il diritto di riunione pacifica è fondamentale, la sicurezza di tutti e il rispetto della Convenzione di Vienna devono essere prioritari. Combattere l’incitamento all’odio con la violenza non aiuta nessuno”.
Il rogo di Giugno, aveva già scatenato un’ondata di condanne in tutto il mondo, w i governi di diversi paesi musulmani (Turchia, Emirati Arabi, Giordania e Marocco) avevano protestato, mentre l’Iraq aveva chiesto l’estradizione del protagonista. Pure gli Stati Uniti avevano stigmatizzato l’atto.
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