«Di generazione in generazione la sua misericordia» è il tema della III Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani indetta da Papa Francesco. Durante l’evento, che si terrà domenica 23 luglio, Francesco presiederà la messa nella Basilica di San Pietro e impartirà ai nonni, agli anziani e a tutti fedeli motivati da “spirito di penitenza e carità”, l’Indulgenza plenaria. Il Santo Padre ha spiegato che l’obiettivo di questa Giornata mondiale è quello di favorire l’incontro tra generazioni, tra nonni e nipoti, per “custodire le radici e tramandarle”.
Un tema che coinvolge tutta la nostra società e che ci interroga su quanto siamo consapevoli della ‘ricchezza degli anni’, un tesoro che va valorizzato e tutelato. I giovani con la loro forza, e i vecchi con la loro sapienza, possono ancora costruire ponti di saggezza, rendendo il nostro futuro più umano. Un binomio perfetto che diventa dialogo generazionale e opportunità di incontro di due punti di vista diversi, antidoto contro la cultura dello scarto e dell’indifferenza verso chi non è più “funzionale” nel nostro pianeta.
Da lontano sembrerebbe che tra queste due generazioni, vecchio e nuovo, non ci sia nulla ad accomunarli, ma in realtà in entrambi i casi hanno tanto bisogno, in modo diverso, di sostegno, affetto, sicurezza e di progetti di esistenza.
Il tema della giornata mondiale ci porta come esempio la figura di Maria che coltivando la relazione con gli anziani della famiglia, e prendendosene cura, impara da loro stessi la sapienza. Viene sempre più da non pensarci alla vecchiaia, una tappa della vita che fa paura, ma che fa parte della natura di tutti indistintamente. Rispettare e ricordarsi dei nonni significa prendere in eredità e custodire un passato necessario per costruire il futuro. “Onoriamoli, non permettiamo che siano scartati!”
Nell’introdurre la Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà quest’anno a Lisbona, Francesco ci ricorda che “Dio desidera, come ha fatto Maria con Elisabetta, che i giovani rallegrino i cuori degli anziani, e che attingano sapienza dai loro vissuti”, e li esorta a non lasciarli da soli, relegati ai margini della vita, come purtroppo oggi troppo spesso accade. Gli anziani sono come le radici dell’albero, e i giovani come i fiori e i frutti.
Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2050 nel mondo ci saranno due miliardi di ultrasessantenni, cioè uno su cinque sarà anziano. Pertanto “è fondamentale rendere le nostre città luoghi inclusivi e accoglienti per la vita degli anziani e, in generale, per la fragilità in tutte le sue espressioni”.
L’incontro tra giovani e anziani apporta al tessuto sociale quella nuova linfa di umanesimo che rende più unita la nostra società. In più occasioni Papa Francesco ha esortato i giovani ad aiutare i nonni: “L’uomo che invecchia non si avvicina alla fine, ma al mistero dell’eternità” e, per comprenderlo, “ha bisogno di avvicinarsi a Dio e vivere in relazione con Lui”. È, quindi, “un compito di carità” prendersi cura della spiritualità degli anziani, del loro bisogno di intimità con Cristo e di condividere la loro fede. “È solo grazie agli anziani – aggiunge – che i giovani possono riscoprire le proprie radici, e solo grazie ai giovani che gli anziani recuperano la capacità di sognare”. Non lasciamoli da soli, abbracciamoli…la loro presenza nelle famiglie e nella comunità è preziosa.
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