Droni sull’oblast di Odessa, distrutto un capannone di grano
Un attacco di droni russi ha preso di mira un’infrastruttura portuale ucraina nella regione meridionale di Odessa e ha distrutto un capannone di grano, ha detto lunedì il Comando operativo ucraino per il sud del Paese. “Nella notte un attacco di quasi quattro ore effettuato da parte di droni Shahed-136 è stato diretto contro un’infrastruttura portuale”, ha detto l’esercito di Kiev su Facebook. “Un capannone di grano è stato distrutto e i serbatoi di stoccaggio per altri carichi sono stati danneggiati”, ha aggiunto.
In Crimea colpito deposito di munizioni, evacuazioni
Un deposito di munizioni è stato colpito da un attacco ucraino in Crimea, 11 droni lanciati da Kiev sono stati abbattuti: lo ha reso Sergei Aksenov, governatore della penisola annessa da Mosca unilateralmente nel 2014. Lo riporta la Tass. Saranno evacuate le zone che si trovano nel raggio di 5 chilometri dal luogo dove un attacco ucraino ha colpito un deposito di munizioni nel distretto di Dzhankoi in Crimea. Lo ha annunciato su Telegram il governatore Sergei Aksenov. Lo riporta la Tass. Secondo il governatore non ci sarebbero vittime.
Il governatore ha reso noto che per ragioni di sicurezza nel distretto di Dzhankoi, il traffico ferroviario e stradale è stato interrotto dopo l’attacco ucraino a un deposito di munizioni russo. La Russia ha una base aerea militare vicino a Dzhankoi. Funzionari ucraini affermano da tempo che la città e le aree circostanti sono state trasformate nella più grande base militare di Mosca in Crimea.
In un comunicato citato dalla Tass, il ministero della Difesa russo ha dichiarato che “nella notte è stato sventato il tentativo del regime di Kiev di compiere un attacco terroristico alle strutture della Crimea utilizzando 17 droni. Non ci sono state vittime”. Il ministero ha specificato che 14 droni ucraini sono stati abbattuti: undici di essi sono precipitati nelle acque del Mar Nero e altri tre sono caduti sul territorio della penisola. “Inoltre, tre droni sono stati distrutti dai mezzi di difesa aerea”.
Odessa sotto le bombe, colpita la cattedrale ortodossa
La barbarie russa si è abbattuta sul cuore spirituale di Odessa, la Cattedrale della Trasfigurazione, centrata nella notte da una selva di missili che hanno sventrato la chiesa, polverizzato l’altare maggiore, seppellito sotto un cumulo di macerie fumanti la sacra icona Kasperovskaya della Madre di Dio, patrona della città. Sul centro storico sono piovuti almeno 19 razzi, tra i quali nove Kalibr e Iskander abbattuti dalla contraerea ucraina, ma anche i micidiali Kh-22 e Onyx che i sistemi di difesa di Kiev forniti dai partner internazionali non sono in grado di intercettare e che sono andati diritti sugli obiettivi di interesse culturale e logistico. Danneggiati, oltre la cattedrale, anche la Casa degli scienziati, l’edificio dell’Odesa State Music Lyceum, almeno 25 edifici storici e alcune infrastrutture portuali. E sul debole scudo aereo ucraino si è appuntata l’ancor più debole e inverosimile autodifesa russa: “La causa più probabile della sua distruzione (della Chiesa della Trasfigurazione) è stata la caduta di un missile guidato antiaereo ucraino come risultato di azioni di operatori analfabeti dei sistemi di difesa aerea, che l’esercito di Kiev ha intenzionalmente posizionato in aree residenziali di zone popolate”, ha attaccato il ministero della Difesa russo. Immediata la risposta di Kiev che ha definito un “crimine di guerra” il bombardamento. Dopo aver promesso via Twitter una “rappresaglia contro i terroristi russi”, il presidente Volodymyr Zelensky ha lanciato un accorato appello agli alleati chiedendo “un vero e proprio scudo aereo: l’unico modo per sconfiggere il terrore missilistico russo” che ha provocato a Odessa due morti e oltre 20 feriti. Ma le bombe di Mosca hanno colpito in 24 ore in totale dieci regioni dell’Ucraina con un bilancio di dieci civili uccisi e oltre 40 feriti. E con l’attacco a Odessa, secondo il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ucraino Oleksiy Danilov, i russi stanno tentando di isolare completamente l’accesso di Kiev al Mar Nero, neutralizzando così gli sforzi internazionali per ripristinare il funzionamento del corridoio del grano. Intanto a San Pietroburgo il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il fidato alleato bielorusso Alexander Lukashenko che ha lanciato un nuovo incontrollabile allarme. I Wagner “stanno iniziando a stressarci” perché vogliono “andare in Occidente”, “marciare verso Varsavia” e “fare un’escursione in Polonia, a Rzeszow”, ha avvertito Lukashenko, fornendo peraltro rassicurazioni sulla sua capacità di controllo dei mercenari (“li tengo al campo”) e dettagli sul ridislocamento delle forze armate polacche verso i confini con la Bielorussia con tanto di mappe aggiornate. “Una delle brigate ha trovato posto a 40 chilometri da Brest” e un’altra “è stata trasferita a poco più di 100 chilometri da Grodno”, ha riferito Lukashenko secondo l’agenzia statale Belta, aggiungendo che “Rzeszow sta diventando attiva, un campo d’aviazione dove gli americani stanno spostando le attrezzature”. Nessun commento è filtrato da parte di Putin sul quale, dopo l’attacco a Odessa, si è concentrata un’ondata di condanne internazionali. A partire da quella dell’Unesco che ha parlato di “brutali attacchi russi” contro diversi siti del centro della città, patrimonio dell’Umanità. Anche il papa all’Angelus ha invitato di nuovo a pregare per “la cara Ucraina, che continua a subire morte e distruzione, come purtroppo è accaduto anche questa notte a Odessa”. Di “vergogna irreparabile” ha parlato il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni mentre per il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si tratta di un “atto indegno”. La “barbarie non prevarrà”, ha affermato Palazzo Chigi in una nota, promettendo che “l’Italia con le sue competenze uniche al mondo nel restauro, è pronta a impegnarsi nella ricostruzione della cattedrale di Odessa e di altri tesori del patrimonio artistico dell’Ucraina”.
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