Quando parla della vita (” è davvero magnifica e va vissuta ogni giorno a pieno”), del suo lavoro (“ne sono felicissimo”), della sua famiglia (è venuto accompagnato dalla nonna che presenta con orgoglio), dell’accoglienza fantastica che ha trovato al festival di Giffoni (“che energia!”) ma anche e soprattutto quando gli si chiede come lui di origini ucraine ma cresciuto ad Afragola (Napoli) sta vivendo l’orrore di questa guerra. I suoi occhi celesti si fanno di ghiaccio e si abbassano. “È un momento difficile – dice strozzando un sospiro – per chi ha le mie origini, per tutti gli ucraini ma penso anche per il mondo in generale. La cosa che mi fa più male è vedere l’egoismo umamno di fronte al denaro e al business. Perché non facciamo gli ipocriti – dice – è una questione di soldi. Come qualsiasi cosa che accade nel mondo, è una questione di interesse. Ripeto mi fa tanto male, forse è un momento terribile che fa parte dell’evoluzione umana? Bisogna aspettare e avere pazienza e anche fede”. E già: il giovane Artem parla anche di fede perché secondo lui “è l’unica salvezza in questo mondo odierno in cui c’è una carenza tremenda di valori e di principi e serve fede per non farsi ingannare”.
Artem non ha avuto un’infanzia facile, si è anche salvato miracolosamente da un accoltellamento a Chiaia e per questo più di una volta ha detto di sentirsi vicino in particolare al personaggio di Pino che nonostante la rabbia e il rancore che lo tormentano, cela un’anima buona. Per i giovani di oggi – dice – servirebbero eroi, eroi buoni. “Ma se non ci sono, allora devi diventare tu il tuo proprio eroe, non ti devi arrendere e riconoscere il tuo valore”. E in particolare vuole rivolgersi a quelli che non hanno una vita “facile”: “State sereni, vivete il flusso della vostra vita ma non dimenticatevi di lavorare su voi stessi, coltivate quel senso di ambizione verso la cultura”. Ma se gli si qual è stato il suo rapporto con la scuola, scoppia a ridere e risponde con una smorfia che più napoletana non potrebbe essere: “Ehhhh, con la scuola lasciamo stare, io parlo di cultura”.
La sua carriera è cominciata in modo singolare: partecipando a un casting per Gomorra che non va bene ma lo fa notare e poi scegliere per La Paranza dei bambini. E anche questo andrebbe raccontato ai tutti quei ragazzi che stanno pensando di “gettare la spugna”. E per il futuro Artem spiega di voler interpretare qualcosa di completamente diverso dal contesto in cui è cresciuto, da ciò che con la sua arte ha descritto finora: “Vorrei togliere e distruggere tutti i pregiudizi che ci sono nel mio settore lavorativo, spesso si pensa che chi è cresciuto a Napoli possa interpretare solo ragazzi di Napoli e vorrei dimostrare che non è così”.
Infine Artem pensa a chi è stato fondamentale per la sua giovane ma brillante carriera: “Devo essere davvero grato a Carmine Elia, regista di Mare Fuori che ha visto qualcosa in me, mi ha dato speranza e mi ha aiutato. E poi anche Claudio Gioannesi, che mi ha scoperto”.
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