L’Africa, il Mediterraneo, la spinta allo sviluppo anche per contenere le migrazioni saranno il “filo rosso” della missione.
Una “mosca bianca tra i leader di destra” a essere ricevuti nello Studio Ovale, osserva alla vigilia il Washington post, ricordando che Biden non ha mai invitato il brasiliano Jair Bolsonaro e ha escluso l’ungherese Viktor Orban dai suoi vertici sulla democrazia. Ma tra il presidente Usa e Meloni si è creato un “grande allineamento”, tanto che il presidente americano “non vede l’ora di incontrarla”, dice il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, John Kirby. “Biden si è trovato molto bene a lavorare con Meloni”, aggiunge. E il feeling è cementato, come osserva anche il Wp, “da una sola parola, Russia”. E’ proprio la postura italiana sull’Ucraina, tenuta fin da principio e senza cedimenti, ad avere alimentato questo “ampio credito” con l’alleato, nonostante l’appartenenza a opposte famiglie politiche dei due leader. Certo, possibile che si affronti anche il tema dei diritti Lgbtq+ (già sollevato da Justin Trudeau in un bilaterale a margine del G7 di Hiroshima), perché gli Usa “non sono mai stati timidi” su “diritti umani, civili e libertà di espressione”. Ma Biden, taglia corto Kirby a chi gli chiede delle politiche di “estrema destra” di Meloni, “rispetta le scelte degli italiani”.
I legami sono “forti” e “profondi”, dicono americani e italiani nel presentare un bilaterale (nel pomeriggio di Washington, già sera in Italia) nel quale Meloni discuterà con Biden anche dell’agenda del prossimo G7 a guida italiana. Sarà l’Africa la protagonista, sulla falsariga di quel Piano Mattei che ha visto il primo step nella conferenza di Roma della scorsa domenica. La premier chiederà a Biden di sostenere il nuovo approccio nei confronti dei Paesi di partenza e di transito dei migranti, che ha portato anche al recente accordo tra Ue e Tunisia. Un dossier quest’ultimo su cui senza disponibilità di Kais Saied ad aprire alle riforme difficilmente la premier potrà trovare la sponda, pure cercata, degli Usa per sbloccare il prestito del Fmi.
Ma la questione più delicata rimane quella dei rapporti con Pechino. Gli Usa hanno fatto sapere che nel colloquio andrà affrontato “un più stretto coordinamento transatlantico per quanto riguarda la Cina”, con cui però, si sottolinea, fare accordi è “pericoloso”. La diplomazia italiana ha confermato che se ne parlerà, come si fa “ampiamente in ambito G7”. Anche perché la Cina oramai è diventata “interlocutore imprescindibile nelle relazioni internazionali”. Ma anche negli interscambi economici. Confermare o meno la partecipazione alla Belt and Road Iniziative è decisione assai complessa, soprattutto nel cercare di evitare eventuali ritorsioni. Il memorandum si è dimostrato “vantaggioso per tutti”, va in pressing alla vigilia del bilaterale Italia-Usa l’ambasciatore cinese in Italia. Serve un “dialogo responsabile”, alla ricerca di un “rapporto equilibrato”, il messaggio che lancia Roma, che cerca però rassicurazioni da Washington dopo che la Ue ha raggiunto l’accordo politico sull’Anti-Coercition instrument (Aci) che di fatto offre una copertura anche all’Italia se vorrà dire addio alla via della Seta.
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