Lo scrive il gip di Milano Daniela Cardamone, che ha convalidato il fermo e disposto il carcere per l’uomo (poi il giudice passerà gli atti a Lodi), nell’ordinanza nella quale si indicano, passo passo, tutti gli elementi della serrata e complessa indagine, tra cui testimonianze, tabulati, analisi delle impronte su alcuni oggetti e il match del Dna, che hanno portato al fermo, eseguito tre giorni fa.
Il 26enne, davanti al gip, ha confessato sostenendo che in quel momento “era ubriaco” e tentando pure di dirsi “dispiaciuto”. Agli atti anche la denuncia e il racconto della vittima, “scioccata e traumatizzata per la violenza subita”.
La donna ha raccontato che, mentre stava correndo nei pressi della cascina, è stata aggredita “di sorpresa alle spalle” dall’uomo che le ha chiuso “la bocca per impedirle di urlare” e di “chiedere aiuto”. E l’ha, poi, “trascinata con forza nella boscaglia”. La vittima, dopo aver chiamato i carabinieri, è riuscita a fornire una sommaria descrizione del violentatore.
Le indagini sono partite da alcuni oggetti sequestrati in quell’area: uno scontrino, una busta e una vaschetta. Poi gli investigatori hanno effettuato una serie di appostamenti e raccolto informazioni nella zona, territorio di spaccio. Sono riusciti così a risalire all’utenza telefonica di uno dei pusher più attivi, proprio il 26enne marocchino, e i tabulati hanno confermato che l’utenza quel giorno era nella zona della violenza sessuale. E sono stati sentiti, poi, alcuni ‘clienti’ dello spacciatore, che si faceva chiamare “zio” o “Abdul” e che aveva anche un alias di copertura. Dopo quel fatto del 23 dicembre, ha raccontato una testimone, era “sparito dalla circolazione”.
Anche altri testi, sempre suoi clienti, hanno evidenziato il suo “atteggiamento sessualmente molesto”. Una donna ha messo a verbale che nei primi giorni di gennaio sarebbe stata molestata da lui. In un caso aveva pure già tentato di “trascinare via” una donna.
Poi, gli esiti degli accertamenti scientifici del Ris di Parma sulle impronte trovate sugli oggetti sequestrati, in particolare sulla vaschetta, hanno confermato che un’impronta apparteneva al 26enne. E le analisi delle tracce biologiche, infine, hanno fornito un’ulteriore certezza sull’identificazione.
Il giudice nel disporre il carcere spiega che il giovane, irregolare e senza fissa dimora, potrebbe scappare e commettere altri abusi. Ha agito, scrive il gip, con una “modalità rapida” e con una “accurata scelta della vittima”, quando “non c’erano persone presenti” nella zona.
Gli eventi
Un uomo di 27 anni è stato fermato su ordine della Procura di Lodi con l’accusa di aver violentato una donna mentre faceva jogging il 23 dicembre dell’anno scorso nelle campagne di Locate di Triulzi, nel Milanese. Il provvedimento è già stato convalidato dal gip di Milano. L’ indagine è stata condotta dai carabinieri di San Donato Milanese. L’uomo, un nordafricano, si trova ora in carcere.
I carabinieri della compagnia di San Donato Milanese, coordinati dalla Procura di Lodi, hanno ricostruito la presunta dinamica dell’aggressione e della violenza, e hanno raccolto, a carico dell’uomo, i necessari e gravi indizi di colpevolezza per il fermo.
Nel pomeriggio del 23 dicembre 2022, mentre la vittima stava facendo jogging da sola in una zona di campagna nei pressi della località Cascina Nesporedo, a Locate, era stata aggredita alle spalle da un individuo che, tappandole la bocca per impedirle di chiedere aiuto, l’aveva trascinata nella vicina boscaglia e l’aveva violentata.
Il fermo, disposto dai pm di Lodi, è stato eseguito a San Donato Milanese, e pertanto della convalida si sono occupati per competenza la Procura di Milano e il gip del capolugogo lombardo, che trasmetterà gli atti a Lodi per il prosieguo dell’inchiesta.
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