(ANSAmed) – BEIRUT, 31 LUG – Si conclude oggi, dopo 30 anni
ininterrotti alla guida della Banca centrale del Libano, il
mandato di Riad Salame, il pluri-inquisito governatore della
massima autorità finanziaria del Libano, paese travolto da
quattro anni dalla peggiore crisi economica della sua storia.
L’uscita di scena di Salame, in carica dal 1993, due anni
dopo la fine formale della guerra civile libanese (1975-91),
lascerà un nuovo vuoto istituzionale in un paese da mesi senza
capo di Stato e senza un esecutivo nel pieno dei suoi poteri.
Il premier uscente libanese Najib Miqati ha affermato che i
quattro vice governatori della Banca centrale non si sono
dimessi come avevano in precedenza minacciato ma rimangono al
loro posto, “assumendosi le responsabilità” di guidare
l’istituto di credito nazionale in assenza di un successore di
Salame.
Riad Salame è inquisito in Libano e in diversi paesi europei
per illeciti finanziari commessi sin dai primi anni 2000. Egli è
stato per tre decenni il custode delle trattative finanziarie e
politiche tra i leader confessionali libanesi e tra questa elite
e gli apparati politici e istituzionali internazionali.
A lungo stimato e apprezzato sia in patria che all’estero,
dal 2019 è indicato da più parti come il corresponsabile del
collasso del sistema bancario libanese, palesatosi quattro anni
fa col crollo del valore della lira locale rispetto al dollaro.
(ANSAmed).
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