Gli esami finora svolti, ovvero la Tac e l’autopsia, non scartano l’ipotesi delle ischemie ma – sottolineano i legali della famiglia – “solamente dopo il termine delle operazioni autoptiche sarà possibile confermare o smentire ogni ipotesi investigativa, comprese le ischemie“.
Tracce ischemiche al cervello furono diagnosticate a Purgatori durante un successivo esame cui il giornalista si sottopose dopo la prima diagnosi che accertò il tumore con metastasi ai polmoni ma anche al cervello. Gli esami proseguiranno il 6 settembre con approfondimenti aggiuntivi.
Tutte le perizie disposte dai magistrati della Procura di Roma Sergio Colaiocco e Giorgio Orano mirano a stabilire se ci sia stato “un errore di esecuzione nella concreta pratica sanitaria”, ovvero se ci sia stato un errore di diagnosi e se le conseguenti cure sbagliate abbiano inciso sulle aspettative di vita del paziente. Per questo, anche attraverso il sequestro delle cartelle cliniche i pm cercheranno di ricostruire gli ultimi tre mesi di vita di Purgatori passati tra strutture sanitarie e consulti medici contrastanti tanto che -riferiscono i familiari del giornalista autori dell’esposto in Procura – ci fu una lite sull’interpretazione della Tac tra il professor Gianfranco Gualdi, direttore della Radiologia d’urgenza del policlinico universitario Umberto I di Roma e responsabile della radiologia della clinica Pio XI, che aveva diagnosticato le metastasi, e il professor Alessandro Bozzao – ordinario di Neuroradiologia alla Sapienza -, che invece sosteneva la presenza di tracce di ischemia. Anche in un centro clinico di Rozzano, a cui Purgatori si era rivolto, avevano sostenuto che dalla Tac non emergevano evidenze di metastasi.
I primi risultati dell’esame autoptico – condotto dal professore Luigi Marsella dell’università di Tor Vergata – parlano di un decesso legato a un “problema cardiopolmonare” mentre non hanno restituito certezze su una presunta infezione, una pericardite settica. Anche su questo punto i periti si riservano un chiarimento alla fine degli esami. Nell’inchiesta sono indagati per omicidio colposo i professori della clinica privata Pio XI Gianfranco Gualdi, responsabile della Radiologia, e Claudio Di Biasi, entrambi difesi dall’avvocato Fabio Lattanzi. Si tratta dei sanitari che, lo scorso maggio, gli diagnosticarono un tumore avanzato, con metastasi al cervello.
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