Nel volume, che uscirà per le edizioni Italo Svevo e sarà presentato a pordenonelegge, affiora il disamore per la città, accumulato negli anni: ma è un sentimento che si interroga e cerca vie d’uscita, in un andirivieni continuo tra la propria storia personale e quella di Trieste, e finisce per trasformarsi, se non in amore, in una porta riaperta: un testo autobiografico con una intensa presa diretta, corpo a corpo con la città. “Mi sono chiesta inizialmente quale storia avrei potuto raccontare su Trieste – ribadisce – in realtà un altro dei paradossi con cui mi sono incontrata e scontrata nell’accettare questa sfida è che Trieste è talmente piena di storie che non si sa da che parte iniziare. Quindi ho parlato della risiera di San Sabba, ho parlato di Illy, l’imprenditore del caffè, ho parlato di Carlotta e Massimiliano che io conoscevo attraverso Sotto il vulcano e ho parlato di Winckelmann che qui è stato assassinato, un’altra storia pazzesca, e del museo che gli è dedicato”.
E poi, ripercorre in una video intervista, “sono andata nella chiesa di San Giusto: anche quella mi ha molto ispirata perché ho visto una Pietà che non avevo mai visto. È molto strano il rapporto che c’è fra la Madonna e il Cristo deposto dalla croce.
In Mille anni che sto qui racconto di una bambina che si innamora del Cristo deposto dalla croce perché è molto sensuale, invece questa Madonna è una signora grassoccia, sorridente, che alza le mani con il figlio invece rigido sulle gambe. Mi ha colpito perché è completamente diversa da tutte le Pietà che ho mai visto, un diverso rapporto fra questa donna e il figlio deposto dalla croce”.
A volte, è il suo suggerimento, “quando si va in giro nelle città, questa è la mia filosofia, è importante perdersi, darsi un obiettivo e mancarlo per trovare quello che ci sorprende, quello che non ci saremmo mai aspettati”.
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