Il dollaro in Argentina
continua la sua ascesa nonostante gli sforzi del ministro
dell’Economia, Sergio Massa, di evitare una ulteriore
svalutazione del peso a meno di due settimane dallo svolgimento
delle elezioni primarie dove è candidato per la coalizione
peronista.
Con questo obiettivo ma con scarso successo Massa ha
presentato la settimana scorsa un pacchetto di misure che
restringono ulteriormente l’accesso al mercato dei cambi.
Presi di mira in questo caso gli importatori, gli unici oggi
a cui era ancora permesso comprare dollari al prezzo ufficiale.
Nonostante questo il biglietto verde ha continuato la sua
scalata principalmente nel mercato nero, dove ha toccato i 560
pesos per un dollaro contro i 280 del cambio ufficiale, un nuovo
record assoluto.
Al centro dell’attenzione sono finite quindi adesso anche le
cosiddette “cuevas” (letteralmente ‘grotte’), la case di cambio
clandestine dove è ancora possibile acquistare e vendere dollari
al doppio del valore ufficiale.
Colpite anche le operazioni di compravendita di titoli di
stato in pesos che, fino a ieri, attraverso meccanismi neanche
tanto complessi potevano poi essere rivenduti in dollari a un
prezzo vicino a quello del mercato nero.
Il governo parla delle nuove misure come “munizioni di
grosso calibro” nella guerra contro la svalutazione ma la realtà
sembra far riferimento piuttosto a pallottole spuntate.
Secondo gli analisti locali l’ultima ascesa del dollaro di
fatto sarebbe legata al contenuto del recente accordo siglato da
Massa con il Fondo Monetario Internazionale per la restituzione
del debito di 45 miliardi contratto nel 2018. Nell’accordo si
parla infatti di avviare un percorso di svalutazione controllata
dopo le primarie del 13 agosto.
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